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Cannabinoidi, un viaggio alla scoperta della Cannabis

Fitocannabinoidi, cannabinoidi sintetici ed endocannabinoidi. Una piccola guida per fare chiarezza

Spesso, parlando in generale di cannabis, si fa confusione tra i vari tipi di pianta, le sostanze che contengono e i loro effetti. In particolare, dal momento che la cannabis coltivata anche in Italia ha riacceso l’interesse di molti, è bene fare chiarezza sulla terminologia corretta da utilizzare quando si parla di questa pianta.


Cosa sono i cannabinoidi?

I cannabinoidi sono sostanze chimiche di origine naturale che hanno la capacità di agire sui recettori cannabinoidi, i quali sono presenti in molte parti dell’organismo.

I cannabinoidi si possono trovare in tre forme:


Endocannabinoidi (cannabinoidi endogeni)

Si tratta di una classe di messaggeri lipidici che interagiscono con i recettori cannabinoidi. Sono composti organici che si generano all’interno dell’organismo e agiscono nel contesto del sistema nervoso centrale e periferico. Per il momento sono cinque gli endocannabinoidi noti alla comunità scientifica: anandamine, arachidonoglicerolo, noladin, virodamina, N-arachidonoildopamina.


Cannabinoidi sintetici

I cannabinoidi di origine sintetica sono realizzati in laboratorio a scopo terapeutico e simulano le caratteristiche degli endocannabinodi, interagendo con i recettori CB1 e CB2 del sistema endocannabinoide dell’organismo. Sono molti i farmaci che si basano sui cannabinoidi sintetici e che vengono utilizzati oggigiorno in medicina


Fitocannabinoidi (cannabinoidi naturali)

I cannabinoidi naturali sono prodotti dalla pianta di Cannabis e sono concentrati nella sua resina viscosa. Per il momento, la ricerca scientifica è riuscita a isolare identificare come minimo 113 diversi cannabinoidi presenti nella cannabis. La scienza ha studiato - e continua a studiare - in particolare i tre fitocannabinoidi più abbondanti nella pianta di cannabis: il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), il cannabidiolo (CBD) e il cannabinolo (CBN). Oltre ai tre cannabinoidi principali, è necessario considerare la presenza del cannabigerolo (CBG): un cannabinoide non psicoattivo scoperto nel 1964. Il cannabigerolo (CBG) è composto dall’acido cannabigerolico (CBGA). Questo, nel corso della maturazione della pianta, può trasformarsi grazie all’azione di alcuni enzimi negli altri cannabinoidi già citati. Semplificando: il cannabigerolo è il “genitore” degli altri cannabinoidi.


Il THC, isolato per la prima volta negli anni ‘60 da Raphael Mechoulam, è il cannabinoide responsabile degli effetti psicoattivi della pianta di cannabis. Viene utilizzato in medicina per il trattamento di patologie anche gravi in molti paesi del mondo.

Il CBD, invece, non ha alcun effetto psicoattivo e agisce da “modulatore” del sistema endocannabinoide. Intervenendo in maniera indiretta sui recettori di questo sistema, ripristina la normalità in una situazione di squilibrio o di scompenso nel sistema endocannabinoide.

Grazie a ciò, il cannabidiolo (CBD) può portare beneficio, alleviando i sintomi di una patologia o di un’infiammazione. Per questi motivi l’olio di CBD viene assunto sia via orale che tramite applicazione cutanea, adattandosi alle necessità del momento.

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