Il CBD si è dimostrato utile contro l’insonnia e, in generale, per migliorare la qualità del sonno I problemi del sonno rappresentano un vasto insieme di disturbi diversi le cui cause sono innumerevoli. Basti pensare a uno stato d’ansia che ci tiene svegli più del dovuto o al fastidioso persistere del jet lag che ci fa sentire svegli come grilli nonostante sia già passata la mezzanotte. Allo stesso modo i problemi del sonno possono anche avere cause più profonde, come nel caso dei dolori cronici, del disturbo da stress post traumatico o di vera e propria insonnia. Gli estratti dalla canapa legale e, più in particolare, il cannabidiolo (CBD), uno dei principi attivi della pianta di cannabis, possono essere d’aiuto per migliorare la qualità del sonno. Diversi studi scientifici hanno evidenziato come il CBD aiuti a conciliare il sonno e, più in generale, a migliorare la sua qualità. CBD, THC e qualità del sonno Secondo la prima revisione di tutte le ricerche preliminari sugli effetti della cannabis sul ciclo del sonno, il cannabidiolo (CBD) può avere un potenziale terapeutico per il trattamento dell'insonnia. Il delta-9 tetraidrocannabinolo (THC), invece, può sì ridurre la latenza del sonno, ma potrebbe compromettere la qualità del sonno a lungo termine, influenzando, tra le altre cose, la fase REM. Il CBD si è dimostrato decisamente più che promettente per intervenire sui disturbi del sonno e, se assunto a basse dosi, sull'eccessiva sonnolenza diurna. CBD: tra sonnolenza e insonnia Nella revisione, pubblicata nell’aprile 2017 su Current Psychiatry Reports, gli autori sono arrivati a conclusioni molto incoraggianti (e interessanti) sugli effetti del CBD sul sonno: le differenze rispetto alla dose assunta. In alcuni casi, l’assunzione di piccole dosi di cannabidiolo ha avuto un effetto stimolante, tanto che il suo impiego è stato suggerito per trattare l’eccessiva sonnolenza diurna. D’altra parte, invece, il cannabidiolo assunto in quantità abbondante viene associato a un’induzione del sonnolenza e a un generale miglioramento della qualità del sonno. Qualche goccia di olio di CBD prima di mettersi a letto oppure un po’ di cristalli sciolti in una tisana: ognuno può scegliere il metodo di assunzione migliore e più pratico. Il cannabidiolo è una sostanza multiuso e con un profilo di sicurezza ottimo. Ogni caso, si sa, è diverso ed è il nostro fisico a “parlarci” e a dirci cosa è meglio. Le proprietà del cannabidiolo nel ridurre l’ansia sono provate ogni giorno di più e gli estratti della cannabis vengono impiegati anche da chi desidera migliorare il sonno. Prodotti contenenti cannabidiolo, come oli e cristalli, sono il punto di partenza per calibrare la quantità di cannabidiolo da prendere e godere, finalmente, di un buon sonno ristoratore.
Anni di oscurantismo e poi la riscoperta. Il cannabidiolo e i suoi utilizzi terapeutici. Il CBD (Cannabidiolo) ha acquisito in questi anni molta importanza per la sua applicazione in ambito terapeutico. La strada da percorrere sia da parte della ricerca medica che delle istituzioni è ancora lunga ma, da quando i primi studi ne hanno messo in luce le proprietà benefiche, la cannabis gode di una particolare attenzione. In linea generale si ritiene che il primo a “inaugurare” questo filone di ricerca sia stato il professor Raphael Mechoulam, scienziato della Hebrew University of Jerusalem. Nel 1964, quando lavorava all’Istituto Weizmann in Israele, Mechoulam fu il primo - assieme ai colleghi Yechiel Gaoni, e Habib Edery – a isolare e analizzare il delta-9-tetraidrocannabinolo (detto comunemente THC): uno dei principi attivi della cannabis più noti al pubblico. Lo scienziato israeliano è lo scopritore anche del cannabidiolo (CBD), individuato già nel 1963. Le sue pubblicazioni, frutto del lavoro di oltre 50 anni, hanno costituito la base per la ricerca scientifica sulla cannabis che oggi contempla studi (e relativi risultati promettenti) su un enorme numero di patologie. Oggi l’intero mondo della cannabis si sta allontanando da tutti quei tabù e falsi miti che l’hanno avvolto per decenni. Ciò a permesso di scoprire - ma forse sarebbe meglio scrivere “riscoprire” - la sua utilità per la salute dell’essere umano. Dopo una “stretta” durata per buona parte del XX° Secolo, oggi la cannabis è considerata un’alleata del nostro organismo. Negli anni, infatti, si è visto come il cannabidiolo abbia proprietà ansiolitiche, analgesiche, antiemetiche, antiepilettiche, antiossidanti, antinfiammatorie, antipsicotiche, neuroprotettrici, antireumatiche, induttrici del sonno. Gli studiosi hanno messo in evidenza anche una relazione tra il CBD e il sistema immunitario, evidenziando come il CBD possieda la capacità di inibire la produzione di alcune citochine, da qui la conclusione che il CBD possiede effetti positivi sulle malattie infiammatorie e autoimmuni. CBD, quanto prenderne? Il quantitativo di CBD da assumere è molto soggettivo, dipende dalle singole esigenze, se usiamo il cannabidiolo in maniera terapeutica o meno. Il metabolismo del CBD essendo implicato in molti processi fisiologici come modulatore di altri sistemi, non solo quello endocannabinoide, è molto personale. “Ascoltarsi” è la risposta giusta, partendo da poche gocce e cercare così la dose necessaria per le proprie esigenze individuali. Ovviamente se viene usato per patologie specifiche è importante e consigliato consultare un medico, ci sono anche utenti che per i quali è necessaria una concentrazione maggiore di cannabidiolo. (Per saperne di più Clicca Qui). CBD terapeutico, come avere il dosaggio sotto controllo Enecta ha presentato sul mercato Premium Hemp Extract CBD in capsule, realizzate attraverso un processo di produzione interamente seguito da noi, che inizia dalle nostre piantagioni di Cannabis Sativa L. presenti in Italia. Sai esattamente quanti milligrammi di CBD assumi ogni volta che ingerisci una capsula. Un aspetto fondamentale per chi utilizza il CBD in modalità terapeutica ed anche per coloro che intendono provare un primo approccio al Cannabidiolo e trovano nelle Capsule una soluzione ideale. Inodore e con un sapore delicato di cannabis, ogni capsula contiene 33,6 mg di CBD del nostro olio di canapa. Olio di CBD. La quantità di cannabidiolo a misura di goccia Enecta propone tre tipologie di olio di CBD. Premium Hemp Extract 3% nasce dal desiderio di promuovere un primo approccio al CBD, è dedicato a tutti coloro che utilizzano il CBD concentrato con una finalità non prettamente terapeutica. Premium Hemp Extract 10% è utilizzato da utenti che intendono migliorare in maniera generalizzata il proprio benessere e sfruttare al massimo i valori nutrizionali dell’Olio di Canapa e le proprietà del CBD concentrato. Premium Hemp Extract 24%, infine, risponde esattamente alle esigenze dei nostri clienti, tante persone usano il CBD concentrato a dosaggi alti più volte durante il giorno per tenere sotto controllo e contrastare stati psicofisici importanti. CBD, siete indecisi sul prodotto da scegliere? Se non siete sicuri che l’Olio di CBD o piuttosto le Capsule siano ciò che cercate, il nostro consiglio è quello di scrivere alla nostra info mail, wecare@enecta.it, o contattarci attraverso la nostra pagina Facebook, il Team Enecta sarà a tua disposizione per fornirti informazioni sui prodotti.
Una panacea contro ogni male? Non proprio. Ma i benefici e le proprietà del CBD vengono ormai sfruttati in moltissimi ambiti Il cannabidiolo (CBD), uno dei principali principi attivi della pianta di cannabis, si è dimostrato essere utile in un enorme numero di ambiti. Il CBD, ad esempio, può essere di estremo aiuto per aiutare le persone che soffrono di disturbi post traumatici da stress, placando uno stato d’ansia. Allo stesso modo, il cannabidiolo viene assunto anche per alleviare i sintomi di una condizione di dolore cronico o, ancora, per migliorare il nostro sonno. Quella che, a volte impropriamente, viene chiamata cannabis light comporta una serie di effetti benefici senza provocare effetti psicoattivi o collaterali. I risultati della ricerca scientifica confermano l’utilità del cannabidiolo in una moltitudine di casi. Si tratta di risultati più che incoraggianti ma che hanno solo spalancato le porte di un nuovo orizzonte di ricerca. Proprio per via di questa sua natura “multi-uso”, si tende a fare confusione sui casi in cui il cannabidiolo può risultare utile. In particolare è bene chiarire su quali parti del nostro organismo il cannabidiolo può esercitare la sua funzione indiretta di regolazione del sistema endocannabinoide. CBD e cervello Spesso il cannabidiolo viene impiegato per stemperare uno stato d’ansia come, ad esempio, al termine di una lunga giornata di lavoro. I suoi effetti benefici in questo caso sono confermati da nuovi studi, come quello condotto nel 2019 dai ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell’Università del Colorado che ha confermato l’efficacia del CBD nel ridurre l’ansia. Il cannabidiolo ha iniziato a essere impiegato anche per contrastare la sindrome depressiva. Nel 2018 gli scienziati dell’Università di Washington hanno pubblicato uno studio condotto su 1.400 pazienti a cui sono state somministrati vari tipi di cannabis (con diverse percentuali di CBD e THC) per poi registrarne gli effetti su particolari sintomi, fra cui quelli tipici della depressione. I risultati sono stati sorprendenti. Più del 50% dei volontari ha percepito un attenuarsi della depressione. In particolare era la cannabis ad alto contenuto di cannabidiolo (CBD maggiore del 9%) e basso di THC (inferiore allo 5,5%) ad ottenere il risultati migliori. Il cannabidiolo viene anche impiegato dalle persone che lottano contro le malattie neurodegenerative, un gruppo molto vasto e vario di patologie degenerative che colpiscono il sistema nervoso centrale e che, in genere, hanno come caratteristica comune un processo di morte cellulare dei neuroni. Le malattie neurodegenerative più note al pubblico sono la malattia di Parkinson o il morbo di Alzheimer. Negli ultimi anni sempre più persone affiancano l’uso di prodotti alla cannabis per via degli effetti benefici e neuroprotettivi del cannabidiolo (CBD), nonché alla sua spiccata proprietà antiossidante che si può riscontrare soprattutto nell’olio di CBD. La cannabis e i nostri occhi Era il 2006 quando uno studio pubblicato sul Journal of Glaucoma e firmato dai ricercatori dell’Università di Aberdeen, in Scozia, evidenziò l’efficacia della cannabis nel trattare il glaucoma, un ampio insieme di patologie caratterizzate da un danno cronico e progressivo del nervo ottico. I ricercatori scoprirono gli effetti benefici della cannabis nel ridurre la pressione intraoculare e rallentare il corso della malattia. La cannabis oggi viene impiegata comunemente per questo genere di trattamenti atti a contrastare il glaucoma e continuano a essere compiuti studi per comprendere al meglio le sue potenzialità I benefici del CBD sul cuore Ischemia, infarto e, soprattutto, prevenzione. Negli ultimi anni si sta facendo strada un filone di ricerca che sta portando alla luce i benefici del CBD sul nostro cuore. Sono ancora pochissimi gli studi mirati a scoprire l’influenza del cannabidiolo sul sistema cardiovascolare ma già nel 2013 un’indagine ha scoperto come il cannabidiolo fosse in grado di migliorare la circolazione sanguigna, a ridurre la pressione e a prevenire la formazione di placche nelle arterie. Gli effetti ansiolitici del CBD possono anche giovare alla salute cardiovascolare diminuendo la risposta cardiaca allo stress e riducendo la probabilità di essere colpiti da un infarto. Il CBD ha un effetto regolatore sulla frequenza cardiaca da sfruttare ai fini della prevenzione. Gli effetti del CBD sullo stomaco I cannabinoidi, inoltre, possono stimolare l’appetito, indurre una sensazione di benessere. In generale vengono impiegati per il controllo dell’appetito e, sempre di più, come anti-emetico. L’effetto anti-emetico dei cannabinoidi in generale è stato dimostrato da alcuni studi sugli animali. Sarebbe l’azione sul recettore CB1 del sistema endocannabinoide a comportare la soppressione della sensazione di dover vomitare. Il cannabidiolo (CBD), in particolare, può sopprimere nausea e vomito anche se assunto in dosi limitate. Cannabidiolo contro le patologie ossee Uno studio realizzato presso l’Oxford Scienze Park, pubblicato su Rheumatology nel 2005 ha preso in esame pazienti affetti da artrite reumatoide, a cui è stato somministrato un estratto di Cannabis contenente principalmente THC e CBD. Dopo cinque settimane di trattamento i pazienti hanno registrato un significativo miglioramento nel dolore e nella mobilità oltre ad un aumento consistente della qualità del sonno. Uno studio più recente, “The nonpsychoactive cannabis constituent cannabidiol is an oral anti-arthritic therapeutic in murine collagen-induced arthritis” ha analizzato il ruolo del CBD nel trattamento di questa patologia. Assunto oralmente, il Cannabidiolo contribuirebbe a lenire i dolori provocati dall’artrite. La cannabis ricca di cannabidiolo viene spesso utilizzata per rafforzare le ossa e per lottare contro l’osteoporosi. Da non sottovalutare, da questo punto di vista, il suo impiego in ambito sportivo. Gli effetti del cannabidiolo sullo stomaco Il CBD è, per il momento, l’unico, principio attivo con cui si sono riscontrati dei benefici sull’intestino, per via della sua azione anti-procinetica. Il cannabidiolo infatti è in grado di sopire i piccoli spasmi del nostro intestino. Si tratta di una caratteristica estremamente utile per persone che soffrono di particolari malattie o che sono costrette all’assunzione di farmaci che causano una frequente evacuazione.
Un aspetto ancora oggi fin troppo trascurato: la giusta idratazione prima, durante e dopo lo sport Negli ultimi anni si è visto un crescente impiego della cannabis anche all’interno del mondo sportivo, con tanto di testimonial d’eccezione. Enecta, fin dal principio, ha voluto sostenere questo profondo legame tra salute e sport, con tanto di iniziative come quelle del programma Enecta Free Fitness, incontri tra persone che non si limitano all'approccio sportivo, ma anche a quello sociale. I benefici del cannabidiolo per chi compie un’attività sportiva a vari livelli sono molteplici. Innanzitutto il CBD ha un’azione antinfiammatoria indiretta, grazie alla sua azione regolatrice sul sistema endocannabinoide. È il motivo per cui molti atleti lo impiegano per lenire una sensazione di dolore dovuto a un trauma o a uno sforzo eccessivo. Inoltre il cannabidiolo è anche impiegato per facilitare il recupero dopo una prestazione impegnativa o per contrastare uno stato d’ansia prima di una gara importante. Non per ultimo, il cannabidiolo svolge un’azione estremamente positiva sul sonno. Tutti questi apporti del cannabidiolo, però, sarebbero vani senza rispettare uno dei capisaldi di ogni atleta: una corretta idratazione durante l’attività fisica. Idratazione e sport Quando ci si vuole sottoporre a una sessione di esercizio fisico - magari in occasione degli eventi Enecta Free Fitness - è bene mantenere a livello ottimale il nostro bilancio idrico, prima, durante e dopo l’attività. Una condizione di disidratazione, infatti, può comportare conseguenze anche spiacevoli sulla nostra salute, sulla performance fisica e, ancor più in generale, sulla capacità cognitiva. La soglia di liquidi persi e non reintegrati che, una volta superata, può portare a un’alterazione nelle nostre performance sportive si attesta sul 2%. Ciò significa, ad esempio, una persona dal peso di 70 chili che perde circa 1,4 kg di fluidi subisce un effettivo calo fisico e non può definirsi “al 100%”. Idratazione prima dell’attività sportiva Mantenendo l’esempio della persona dal peso di 70 chili, sarebbe bene assumere poco meno di mezzo litro di fluidi quattro ore prima di intraprendere l’attività. In questo modo l’organismo ha il tempo per assorbire i fluidi nella loro totalità. È fortemente sconsigliato iperidratarsi: di più non fa rima con meglio, anzi. Durante l’attività... La gran parte della perdita di fluidi corporei durante lo sport avviene per via del processo di termoregolazione che ci fa sudare. La quantità di liquidi da ingerire nel corso dell’attività è estremamente soggettiva e tiene conto delle caratteristiche della persona, del sudore espulso e della durata dello sforzo. Il consiglio è quello di individuare la quantità di sudore perso durante una performance e regolare la quantità di liquidi da reintegrare in base a quell’informazione. Come fare? Pesarsi privi di vestiti prima e dopo una sessione di corsa di un’ora può darci una preziosa indicazione dei liquidi che abbiamo perso. ...e dopo Sempre per via dell’estrema soggettività, è difficile stabilire l’esatta quantità di liquidi da assumere una volta portata a termine l’attività sportiva. A meno che non si sia atleti professionisti (e in quel caso si sarebbe seguiti dal personale medico che è in grado di fornire le indicazioni più precise), il consiglio è quello di bere ad libitum, ovvero sia finché non “sentiamo” di essere completamente dissetati e appagati dall’esercizio fisico appena svolto.
Sempre più evidenze scientifiche confermano l’efficacia del cannabidiolo (CBD) nell’attenuare i sintomi della depressione. L’assunzione di cannabidiolo (CBD) può comportare dei benefici nel trattamento della depressione. Il principale principio attivo non psicoattivo della pianta di cannabis, infatti è in grado di esercitare un effetto positivo sui recettori della serotonina, aiutando a stabilizzare i livelli di serotonina. Una qualche forma di depressione colpisce, secondo i dati Istat riferiti al 2018, ben 2,8 milioni di persone. Ogni anno si è registrato, inoltre, una particolare incidenza della depressione nelle persone anziane. Si tratta di un problema considerevole, una malattia mentale contro cui molti individui lottano ogni giorno. Ci sono molti farmaci che vengono impiegati per il trattamento della depressione; tuttavia, di recente, in molti preferiscono impiegare prodotti a base di CBD per evitare gli effetti collaterali di certi farmaci. È stato dimostrato da vari studi scientifici, infatti, che l’azione del cannabidiolo sul sistema endocannabinoide del corpo umano comporta un effetto positivo. Depressione, cannabidiolo (CBD) e miti da sfatare Negli anni è diventato comune associare la carenza di serotonina come l’unico fenomeno responsabile dell’insorgere della sindrome depressiva. Allo stesso modo si tende a semplificare e a chiamare “depressione” quello che è un insieme di manifestazioni e sintomi estremamente variegati e diversi da persona a persona. In questo contesto si è osservato, negli anni, che il cannabidiolo e la sua funzione “regolatrice” del sistema endocannabinoide potrebbero avere un ruolo importante come agente terapeutico per quelle persone che soffrono di depressione. Nel 2018 gli scienziati dell’Università di Washington hanno pubblicato uno studio condotto su 1.400 pazienti a cui sono state somministrati vari tipi di cannabis (con diverse percentuali di CBD e THC) per poi registrarne gli effetti su particolari sintomi, fra cui quelli tipici della depressione. I risultati sono stati sorprendenti. Più del 50% dei volontari ha percepito un attenuarsi della depressione. In particolare era la cannabis ad alto contenuto di cannabidiolo (CBD maggiore del 9%) e basso di THC (inferiore allo 5,5%) ad ottenere il risultati migliori. La ricerca scientifica su Depressione e CBD Da molti anni i ricercatori di varie università stanno indagando sempre più le potenzialità della cannabis nell’intervenire su quelle persone che soffrono di depressione. Nello studio pubblicato nel 2014 dai ricercatori dell’Istituto di Psichiatria della Federal University di Rio de Janeiro è emerso come il cannabidiolo (CBD) abbia quasi sempre dimostrato la sua efficacia sui modelli animali per ridurre i sintomi di ansia e depressione. Il potenziale psicoterapeutico del cannabidiolo è enorme, basti pensare che il CBD è in grado di stemperare gli effetti psicotropi più acuti del THC, l’altro famoso principio attivo della pianta di cannabis. Anche in tempi recenti, le sperimentazioni che vengono compiute sui modelli animali indicano chiaramente quanto il cannabidiolo si promettente per intervenire sulla depressione. C’è ancora molta strada da fare e vanno condotte ancora molte ricerche per fare luce sui potenziali terapeutici della pianta di cannabis. L’importante, al momento, è rivolgersi sempre a produttori che seguano scrupolose linee guida per la produzione e il confezionamento dei propri prodotti.
Una piccola guida per capire come usare al meglio il vaporizzatore con i cristalli di CBD. Vaporizzare una sostanza senza mai avviare il processo di combustione. È questo il grande vantaggio dei vaporizzatori che oggi vengono impiegati anche per apprezzare i cristalli di cannabidiolo (CBD), il principio attivo della cannabis sativa nella sua forma più pura e senza alcun effetto psicotropo. L’importante, per scegliere un vaporizzatore, è prestare attenzione alla “compatibilità” con i cristalli. Il vaporizzatore per cristalli più adatto I cristalli di cannabidiolo, quando giungono a 160/180 C°, assumono la consistenza di un olio. Arrivati a una certa temperatura, i cristalli di cannabidiolo (CBD) si “sciolgono”, un po' come i cristalli di zucchero esposti a un'elevata temperatura. Per via di questa trasformazione dei cristalli, bisogna sempre avere l'accortezza di utilizzare un vaporizzatore che sia fabbricato in modo tale da potere contenere oli. Sul mercato si trovano in commercio diversi vaporizzatori che danno la possibilità di vaporizzare una sostanza anche oleosa. Molti vaporizzatori comuni vengono di solito impiegati con erbe aromatiche essicate e non sono concepiti per contenere un liquido come l'olio derivato dallo scioglimento dei cristalli di CBD. Quindi bisogna prestare attenzione: i cristalli vanno impiegati solo con un vaporizzatore che possa contenere anche liquidi. Perché vaporizzare i cristalli di CBD? Il metodo di assunzione tramite la vaporizzazione è quello più immediato, in quanto, assorbito dai polmoni, il principio attivo bypassa la digestione e viene assimilato in maniera istantanea. È una delle modalità più indicate quando si desidera che il cannabidiolo (CBD) agisca in brevissimo tempo, come nel caso, ad esempio, di un dolore muscolare. I cristalli, infatti, sono niente meno che la molecola pura di CBD, estratta tramite un processo rigoroso e controllato in ogni sua fase. Quanti cristalli di CBD devo usare? I cristalli possono essere vaporizzati da soli oppure associati ad altri prodotti aromatici ricchi di terpeni. La quantità di cristalli di CBD che di solito viene utilizzata è pari a un chicco di riso ma può essere calcolata con maggiore precisione grazie a un apposito dosatore che viene dato in dotazione nelle confezioni di cristalli di CBD Enecta. Il grande vantaggio dei cristali è, infatti, la possibilità di conoscere e dosare la quantità di cannabidiolo che vogliamo assumere con estrema sicurezza.
Ci sono almeno cinque buoni motivi per “svapare” Ambrosia, il cbd eliquid di Enecta: andiamo a leggerli insieme. 1) Concentrazione CBD - Ambrosia è un eliquid che si presenta, nella sua versione al gusto Cannabis, con tre diverse concentrazioni di CBD rispondendo alle diverse esigenze dell’utente, sia esso un assiduo svapatore o meno. La domanda che viene di conseguenza a questo punto è... quale concentrazione scegliere? La più bassa? La più alta? Optiamo per la concentrazione media? Un elemento di selezione è senza dubbio la frequenza con cui si adopera la sigaretta e quanto si svapi durante la giornata. Per chi non ha mai provato Ambrosia consigliamo di cominciare con la concentrazione più bassa. 2) Zero Nicotina - Ambrosia si presenta come un prodotto a “Nicotina Zero”, per offrire ai clienti un prodotto di qualità che supporti anche coloro che cercano un’alternativa concreta alla “dipendenza” del fumo, come raccontano alcune testimonianze che abbiamo raccolto sul nostro Blog. (Leggi Qui) 3) Gusto Cannabis- Un Eliquid dal gusto intenso e coinvolgente. Il CBD presente in Ambrosia è estratto da piante di Cannabis Sativa ed è totalmente privo di effetti psicoattivi, con totale assenza di THC. Il team di Enecta è stato in grado di ottenere un vero e proprio estratto del gusto naturale della Cannabis per offrire ai proprio clienti un gusto unico ed esclusivo. 4) Alternativa al Vape classico - Ambrosia è consigliato per coloro che cercano un’alternativa al Vape classico, agli utenti che intendono smettere di fumare, agli sportivi, a coloro che intendo contrastare sintomi come l’ansia o l'insonnia, a chi vuole scoprire il mondo del CBD. Unisce quindi tutti i benefici del cannabidiolo a quelli della vaporizzazione, senza nicotina! 5) La filiera di prodotto – Enecta si occupa dei propri prodotti sin dalla fase iniziale, dalla coltivazione delle piante di Canapa fino all’estrazione e alla realizzazione finale. Questo ci permette un controllo totale sulla qualità e sicurezza dei nostri cbd eliquid.
Come agisce il CBD nel nostro cervello? Quali sono i suoi effetti sul nostro sistema nervoso? Sempre più ricerche scientifiche mirano a indagare nel profondo l’azione del cannabidiolo (CBD) sul nostro sistema nervoso. I motivi di questo interesse crescente risiede negli effetti benefici che la pianta di canapa e i suoi estratti possono avere sul corpo umano. A maggior ragione è bene capire il modo in cui il cannabidiolo, il principio attivo non psicoattivo della pianta di cannabis, interagisce con il cervello e con il sistema nervoso centrale. Il tutto potrebbe riassumersi nel concetto che il nostro stesso corpo produce cannabinoidi - gli endocannabinoidi - i quali giocano importanti ruoli nel nostro organismo e costituiscono quello che viene chiamato sistema endocannabinoide. Il CBD e il THC, due sostanze chimiche e principali principi attivi della pianta di cannabis, hanno vari effetti benefici sul nostro organismo, grazie alla loro capacità di interagire con i recettori presenti nel corpo umano. Oggi gli estratti di canapa, come ad esempio l’olio di canapa, vengono sempre più impiegati per accostare trattamenti che mirano a intervenire sul sistema nervoso centrale o, anche sul sistema immunitario. CBD e sistema nervoso. L’impiego in medicina L’impiego della cannabis in generale per accompagnare il trattamento di alcune malattie che colpiscono il sistema nervoso è una realtà ormai da anni. Uno dei casi più noti è quello del morbo di Parkinson. Vari studi scientifici, come quello condotto nel 2014 dai ricercatori del Dipartimento di Neurologia del Rabin Medical Center, parte della Tel Aviv University, hanno evidenziato l’efficacia della cannabis nel ridurre i sintomi della malattia di Parkinson, una patologia in grado di colpire il cervello e che comporta un sostanziale calo nella produzione di dopamina. Le molecole della cannabis possono agire come agoniste (si attaccano a un recettore e ne provocano il medesimo effetto) oppure antagoniste (bloccano l’azione del recettore). La cannabis in questo caso funge da agonista per la dopamina, contrastando così l’azione della malattia. Il solo cannabidiolo (CBD) è risultato avere una profonda efficacia nel ridurre la frequenza delle crisi epilettiche. Uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry da parte dei ricercatori della UNSW di Sydney ha mostrato come il cannabidiolo, accostato come trattamento dell’epilessia, faceva sì che il numero di crisi mensili si dimezzasse. Il sistema endocannabinoide Il sistema endocannabinoide (ECS) è un sistema biologico presente nel corpo umano composto da endocannabinoidi. Gli endocannabinoidi sono piccole molecole segnale che derivano da un acido grasso polinsaturo: l’acido arachidonico. Gli endocannabinoidi attivano i recettori dei cannabinoidi di tipo 1 (denominato CB1) e di tipo 2 (CB2). I primi recettori sono presenti nel cervello e in alcuni tessuti periferici mentre i secondi si trovano prevalentemente nelle cellule del sistema immunitario. L’insieme degli endocannabinoidi di un individuo viene identificato come sistema endocannabinoide. Il sistema endocannabinoide agisce sulla regolazione di una grande varietà di processi sia fisiologici che cognitivi, come l’appetito, la sensazione di dolore o l’umore. Consideriamo i cannabinoidi come dei “messaggeri” che agiscono nel nostro corpo. L’azione del CBD sul sistema nervoso centrale Il cannabidiolo (CBD) agisce indirettamente sui recettori del sistema endocannabinoide e si comporta come una sostanza regolatrice del nostro sistema endocannabinoide. Il cannabidiolo (CBD) modula dei meccanismi che già sono esistenti e in atto nel nostro organismo. In sostanza, nel momento in cui si attua uno squilibrio o uno scompenso nel sistema endocannabinoide, la modulazione provveduta dal cannabidiolo (CBD) - che agisce, ad esempio, sul sistema immunitario o indirettamente su un processo infiammatorio - tende a ripristinare l'equilibrio originario. Il cannabidiolo (CBD) comporta una modulazione indiretta di una alterazione del sistema endocannabinoide umano provocata da patologie o traumi. È per questo motivi che le sostanze estratte dalla pianta di canapa, come l’olio di CBD, contribuiscono a generare quelle sensazioni di rilassatezza o riduzione del dolore che le hanno rese così popolari e impiegate per una miriade di scopi.
Il tema che lega cannabinoidi e metabolismo ha sempre avuto un’attenzione particolare sia da parte della comunità scientifica che da parte delle singole persone, specialmente in un periodo storico in cui l’alimentazione e le sue tematiche correlate sono sempre più sotto i riflettori. I cannabinoidi presenti nella cannabis sono più di 100, e se molto di loro sono ancora tutti da scoprire, ci sono già diverse evidenze scientifiche che hanno delineato alcune proprietà e influenze ben specifiche di alcuni di loro, come ad esempio il THC e il CBD. THC, CBD e metabolismo Al THC viene riconosciuta la proprietà di stimolare l’appetito e quindi il consumo di pasti, anche di piccole quantità: possiamo quindi dire che questo cannabinoide è capace di influenzare il metabolismo. Che ruolo può invece avere il CBD circa gli effetti sul metabolismo? La ricerca scientifica ha dimostrato che effettivamente può ricoprire un ruolo, in maniera se vogliamo anche sorprendente! Uno studio Coreano dimostra attraverso il monitoraggio degli effetti del CBD su delle cellule adipose immature, denominati pre-adipociti, che influenza in 3 modi l'imbrunimento del tessuto adiposo, come descritto nell'articolo pubblicato nella rivista Molecular and Cellular Biochemistry. La ricerca ha evidenziato che il CBD stimola i geni e le proteine coinvolte nell'incremento della ripartizione del grasso; il CBD può intensificare l'attività ed il numero dei mitocondri, aumentando la capacità del corpo di bruciare calorie, diminuendo dall’altro lato l’efficacia di alcune proteine coinvolte nella creazione di nuove cellule adipose nel corpo. Tessuto adiposo bianco e bruno Le cellule adipose bianche, tra le varie interazioni che hanno con il nostro corpo, possono aumentare il rischio di disturbi cardiaci e diabete. Il tessuto adiposo bruno, invece, può promuovere la perdita di peso, bruciando energia. Diversi ricercatori concordano sul fatto che il CBD ha la capacità di indurre l'imbrunimento del grasso o, detto più semplicemente, di trasformare il grasso bianco in grasso bruno. Sistema endocannabinoide e metabolismo Il CBD interagisce con il corpo con l'aiuto del sistema endocannabinoide. Oltre alla segnalazione di sostanze chimiche e recettori, il sistema endocannabinoide è fatto di enzimi metabolici, che sono direttamente collegati a diverse funzioni, fra cui l'immagazzinamento di energia ed il trasporto dei nutrienti. Un’altra funzione su cui i ricercatori stanno cercando conferme è quella relativa al coinvolgimento nella gestione della sensibilità di ogni singolo individuo all'insulina. Il THC nella cannabis influenza il metabolismo il che può aumentare l'appetito, ma la fame non è l'unica cosa che può stimolare. Il sistema endocannabinoide stimola altre aree del corpo coinvolte nel metabolismo, compreso il tratto gastrointestinale, il pancreas endocrino, i muscoli scheletrici, ed altre. Il sistema endocannabinoide fa le stesse cose tramite i cannabinoidi endogeni 2-Arachidonoilglicerolo e Anandamide, che si interfacciano con i recettori CB1 e CB2 che risiedono in diverse parti del corpo, fra cui il tratto digerente ed il cervello. Come il CBD agisce sul metabolismo attraverso il Sistema Endocannabinoide Il CBD può assistere alla metabolizzazione di composti assorbiti dal cibo durante la fase digestiva tramite la sollecitazione dei due ricettori. Sovrastimolare il sistema endocannabinoide può provocare obesità addominale insulinoresistenza e un aumentato stoccaggio di energia nelle cellule adipose. Il recettore CB1, quando viene sovrastimolato può incrementare la possibilità di sviluppare la sindrome metabolica, associata a vari sintomi avversi fra cui la pressione alta, l'eccesso di grasso corporeo e alti livelli di zucchero nel sangue. E' stato osservato che il CBD è un antagonista del recettore CB1, che quindi potrebbe avere la capacità di trattare tali condizioni e probabilmente anche altre simili. I cannabinoidi come il CBD potrebbero quindi moderare il consumo di cibo e contenere di conseguenza le possibilità di aumento di peso. A questo link potrete trovare un’approfondimento sulla ricerca ➡️ http://bit.ly/2YecsmT