→ SPEDIZIONE GRATUITA PER ORDINI SUPERIORI A 49€ →

Il cannabidiolo analgesico e antidolorifico naturale: la guida completa

Anche in Italia negli ultimi anni la pianta di cannabis viene utilizzata a scopo terapeutico. Secondo una stima recente dell’Istituto Superiore di Sanità, un cittadino europeo su 5 soffre di dolore cronico: un dolore che persiste più a lungo del corso naturale della guarigione e che si associa a un particolare tipo di danno o di malattia.

Il dolore cronico è una delle condizioni con il maggior impatto negativo sulla qualità di vita: a esso infatti si associano spesso isolamento sociale e solitudine, difficoltà nello svolgere le normali attività quotidiane e lavorative. Nonostante ciò, il dolore cronico è ancora molto sottovalutato da chi ne soffre. Il dolore viene sopportato in quasi un terzo dei casi (29%) oppure curato con antidolorifici non specifici (23%).

Le cure impiegate oggi nella gestione del dolore cronico comprendono farmaci analgesici non steroidei (i cosiddetti FANS, utilizzati solitamente per dolori di lieve o moderata intensità) e farmaci steroidei e oppiacei, per intervenire nei casi di dolore particolarmente intenso.

Queste cure convenzionali, sebbene siano ad oggi considerate le più sicure ed efficaci, presentano diversi effetti collaterali, spesso anche gravi. Per questa ragione, la ricerca di cure alternative è diventata fondamentale per chi si occupa di terapia del dolore.

Il cannabidiolo (CBD) è tra le componenti più promettenti della pianta di cannabis, forte di un maggior numero di studi scientifici che ne riportano l’efficacia in alcune forme di dolore cronico. 

 

Storia della cannabis terapeutica: impiego diffuso, ricerca e rinascita

La Cannabis è un genere di piante della famiglia delle Cannabaceae in cui sono presenti diverse sostanze chimiche chiamate "fitocannabinoidi". Tra gli oltre 100 fitocannabinoidi finora identificati nella pianta, i più conosciuti e maggiormente usati sono il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Il CBD, a differenza del THC, non ha effetti psicoattivi. 

La prima testimonianza dell’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico risale al 2900 a.C., quando in Cina era elencata tra le 50 erbe mediche fondamentali nella farmacopea (l’elenco ufficiale dei farmaci) dell’imperatore Shen Nung. Secolo dopo secolo la pianta di cannabis si è diffusa in tutto il mondo, acclimatandosi in Europa, nelle Americhe e in Africa. La cannabis, nella sua millenaria storia, ha incrociato genti e culture, diventando una pianta curativa d’uso comune in ambito medico.

La cannabis, però, non era impiegata solo a scopo terapeutico ma era una anche una pianta d’uso comune. Ad esempio, fino a circa un secolo e mezzo fa la stragrande maggioranza della carta prodotta nel mondo era ricavata dalla cannabis. A metà del XIX° secolo, la cannabis a uso medico era diffusa in tutta Europa e a inizio ‘900 erano più di 100 i ricercatori che avevano pubblicato articoli scientifici mirati a scoprirne le proprietà.

Da metà secolo in poi, però, un veloce e rapido declino ha portato la cannabis a sparire. Le ragioni sono due: le forti restrizioni da parte dei governi di tutto il mondo all’impiego della cannabis sia per uso medico che ricreativo e l’assenza di effettivi risultati scientifici degli studi. Il motivo era che, allora, non erano stati isolati i principi attivi presenti nella cannabis.

Senza conoscere le sostanze che caratterizzano la pianta, era impossibile compiere studi mirati e approfonditi. Le cose cambiarono negli anni ‘60 grazie al pioniere della ricerca sulla cannabis: il professor Raphael Mechoulam, scienziato ancora oggi impegnato presso la Hebrew University of Jerusalem.

Nel 1964, quando lavorava all’Istituto Weizmann in Israele, Mechoulam fu il primo -  assieme ai colleghi Yechiel Gaoni, e Habib Edery – a isolare e analizzare il delta-9-tetraidrocannabinolo (detto comunemente THC): uno dei principi attivi della cannabis più noti al pubblico. Negli anni Mechoulam si impose come il vero precursore di questo filone di ricerca. Lo scienziato israeliano è lo scopritore anche del cannabidiolo (CBD), individuato già nel 1963. Le sue pubblicazioni, frutto del lavoro di oltre 50 anni, costituiscono la base per la ricerca scientifica sulla cannabis.

Da allora l’interesse da parte della comunità scientifica non ha mai smesso di crescere. Dagli anni ‘90, le ricerche sulla cannabis terapeutica hanno permesso agli studiosi di scoprire oltre 70 cannabinoidi e, di conseguenza, è stato possibile studiare i meccanismi tramite cui potrebbero comportare benefici in diverse patologie. In tempi ancor più recenti, ricercatori come Vincenzo Di Marzo e i colleghi dell’Endocannabinoid Research Group - che riunisce svariati istituti di ricerca parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) - si stanno concentrando nello scoprire sempre più le dinamiche con cui i principi attivi della cannabis interagiscono con il sistema endocannabinoide.

 

storia-cannabis-terapeutica

 

Cannabis terapeutica e CBD

Il boom degli ultimi anni ha fatto sì che moltissime persone si interessassero al mondo della cannabis, spesso però confondendo prodotti, usi e significati. “Cannabis terapeutica” non è il sinonimo di CBD o di Cannabis light. Per cannabis terapeutica, infatti, si intendono quei farmaci a base di cannabinoidi – i principi attivi della cannabis, i principali sono il cannabidiolo CBD e il Delta-9-tetraidrocannabinolo THC – che sono stati sviluppati e approvati in un numero ormai consistente di paesi del mondo e che si possono acquistare tramite prescrizione medica. 

Il cannabidiolo (CBD) è uno dei più noti principi attivi della cannabis. Presenta un ottimo profilo di sicurezza, è del tutto privo di qualsiasi effetto psicotropo e, al contempo, comporta un grande numero di benefici per l’organismo umano. Grazie a queste proprietà, il cannabidiolo è diventato uno degli ingredienti di prodotti come oli e cristalli che vengono ogni giorno sempre più impiegati. Uno dei campi in cui il cannabidiolo viene usato è quello del trattamento del dolore cronico. 

In Italia è possibile ricorrere alla cannabis terapeutica tramite prescrizione medica per supportare le terapie standard. A regolare l’impiego della cannabis terapeutica è il Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015 che suggerisce il suo impiego nel momento in cui le terapie standard non garantiscono gli effetti desiderati oppure, al contrario, provocano effetti secondari non tollerabili. Il decreto, inoltre, contiene un allegato tecnico rivolto a medici e farmacisti che detta le modalità di prescrizione e preparazione dei prodotti farmaceutici a base di cannabis.

Il decreto prevede l'impiego della cannabis per trattare il dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, nelle terapie per HIV; come stimolante dell’appetito, nella cachessia, nell’anoressia, per la perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa. 

Il 27 luglio 2018 è entrato in vigore un “aggiornamento” del decreto precedente grazie a cui la cannabis terapeutica si può prescrivere per ogni tipo di dolore cronico, senza che questo debba essere per forza associato a una particolare condizione. Si considerano tutti i tipi di dolore cronico, senza più fare distinzione tra il dolore oncologico, neuropatico o di altra natura. 

Il Decreto ha una particolare valenza dato che riconosce una volta per tutte l’utilità della cannabis nella terapia del dolore nel suo senso più ampio.

Per approfondire:

Le tappe legislative che hanno portato all’attuale regolamentazione dell’uso terapeutico della cannabis

  • Legge 08 aprile 1998 , n. 94. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sperimentazioni cliniche in campo oncologico e altre misure in materia sanitaria.

  • Ordinanza 18 luglio 2006. Importazione di medicinali a base di delta-9-tetraidrocannabinolo e trans-delta-9-tetraidrocannabinolo.

  • Decreto ministeriale 18 aprile 2007. Aggiornamento e completamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni ed integrazioni, recante il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope e di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.

  • Decreto ministeriale 23 gennaio 2013. Aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni e integrazioni. Inserimento nella Tabella II, Sezione B, dei medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture).

  • Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015. Prescrizione e impiego della cannabis per il dolore cronico associato a determinate condizioni.

  • Decreto Ministeriale 25 giugno 2018. Possibilità di impiego per qualsiasi tipo di dolore cronico.

 

Il cannabidiolo e le sue proprietà antidolorifiche: come interagisce con il corpo e come controlla il dolore?

Gli esseri umani sono dotati di una “rete” composta da milioni di recettori capaci di interagire con i cannabinoidi: sostanze che possono essere prodotte all’interno dell’organismo (e che in questo caso si chiamano endocannabinoidi) o che possono provenire dall’esterno (e che in questo caso si chiamano fitocannabinoidi). Questa rete di recettori è conosciuta con il nome di “sistema endocannabinoide”. Il cannabidiolo é un fitocannabinoide che agisce  indirettamente sui recettori di questo sistema. Il CBD esercita la propria azione tramite molti meccanismi diversi: non agisce su una particolare patologia ma interviene a seguito di uno squilibrio del nostro sistema endocannabinoide provocato da uno stimolo, come nel caso del dolore. 

Alcuni studi hanno evidenziato come il cannabidiolo sia in grado di influire  sui processi chimici caratteristici dell’endocannabinoide chiamato anandamide, una delle molecole neuro-modulatrici associate anche alla percezione del dolore. Altri studi riportano che il CBD è in grado di attivare recettori coinvolti con la trasmissione e la cronicizzazione del dolore. Il cannabidiolo è risultato infine essere promettente per il trattamento di due particolari tipi di dolore cronico, quello neuropatico e quello dovuto a un’infiammazione.

Il dolore neuropatico


Per dolore neuropatico si indica il dolore provocato da quelle condizioni (malattie o disfunzioni) che colpiscono il sistema nervoso centrale. Il dolore neuropatico si genera all’interno del sistema nervoso. Si tratta di un dolore ben diverso da quello nocicettivo - provocato da una lesione, un’ustione o un taglio, ad esempio - il cui stimolo si origina nella zona del trauma e “viaggia” fino al sistema nervoso. 

 

Il dolore infiammatorio


Si tratta del dolore provocato da un’infiammazione, una reazione difensiva del nostro organismo in risposta a stimoli nocivi. Alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia del CBD nell’intervenire sull’infiammazione provocata dall’artrite, contribuendo così a ridurre il dolore.

 

cbd-insonnia

 

Lo stato della ricerca medico-scientifica sul cannabidiolo

Gli ultimi anni hanno visto un rinnovato interesse da parte della comunitá scientifica per il cannabidiolo grazie alla scoperta della sua attivitá antiossidante, antinfiammatoria e neuroprotettiva che si verifica per la maggior parte dei casi indipendentemente dalla diretta interazione con i recettori per i cannabinoidi. Questo rende il CBD un composto “multitarget” e coinvolto in piú meccanismi biochimici alla base di diversi processi patologici. Il CBD fa valere questa sua versatilità, riuscendo ad agire su vari tipi di dolore, fra cui quello neuropatico e quello infiammatorio.

Il report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato a marzo 2018 ha presentato al pubblico l’attuale stato della ricerca scientifica sul cannabidiolo . Secondo il report dell’OMS il cannabidiolo non provoca effetti collaterali sulla nostra salute ma, piuttosto, le attuali evidenze indicano chiaramente la sua potenziale applicazione in ambito medico. 

Secondo il rapporto il cannabidiolo (CBD) è sicuro e ben tollerato negli esseri umani (e negli animali), e non è associato ad alcun effetto negativo sulla salute pubblica. 

La ricerca suggerisce che piú che definire il Cannabidiolo sostanza non psicoattiva bisognerebbe  definirla non inebriante, questo perché non altera le percezioni ed è privo di quelle caratteristiche che potrebbero trasformarlo in una sostanza in grado di dare fenomeni di abuso o dipendenza.

 

New call-to-action

 

CBD e dolore neuropatico

Il meccanismo d’azione dei cannabinoidi è stato studiato nel contesto di varie patologie e condizioni che portano a una condizione di dolore cronico di natura neuropatica, come nel caso della nevralgia trigeminale o dei cicli di chemioterapia. Gli studi fin ora condotti hanno dimostrato l’ottima efficacia del cannabidiolo nell’intervenire sul dolore neuropatico. 

Mentre altri principi attivi della cannabis vengono già impiegati in ambito oncologico per la loro efficacia nell’attenuare la nausea, il cannabidiolo, nello specifico, si è rivelato promettente nei confronti del dolore neuropatico periferico provocato dai farmaci chemioterapici. Il CBD, inoltre, riduce quelle complicazioni spesso associate al dolore cronico come ansia e depressione. Secondo alcuni studi il CBD, attraverso la sua interazione con i recettori del sistema serotoninergico, riduce queste comorbidità e aiuta il paziente ad affrontare la sua condizione.

 

CBD e dolore infiammatorio

Il cannabidiolo viene impiegato anche per il trattamento del dolore provocato da un’infiammazione. Vari studi scientifici hanno indagato l’efficacia del cannabidiolo su molte condizioni infiammatorie, come nel caso dell’artrosi. È dimostrato che l’assunzione di CBD protegge le articolazioni contro danni gravi e riduce l’infiammazione. Il CBD potrebbe essere una valida opzione per il trattamento di diverse situazioni contraddistinte da dolore infiammatorio. Uno studio pubblicato sulle pagine dello European Journal of Pain ha dimostrato che il CBD applicato sulla pelle può aiutare a ridurre il dolore e l'infiammazione dovuta all'artrite. 

La ricerca scientifica sul rapporto CBD e dolore ha fatto passi da gigante negli ultimi anni; così come vengono sempre più studiati i molteplici impieghi che si possono fare della pianta di cannabis nell’ambito della salute umana e animale. C’è ancora molta strada da percorrere ma, ad oggi, il cannabidiolo può considerarsi a tutti gli effetti un valido alleato per alleviare la sofferenza provocata da una condizione di dolore cronico. Sempre più medici, infatti, ne suggeriscono l’utilizzo in parallelo con altre terapie per accompagnare la quotidianità di tutte quelle persone che si trovano costrette a convivere con il dolore. 



Riferimenti Bibliografici

Bridgeman Mary Barna, “Medicinal Cannabis: History, Pharmacology, And Implications for the Acute Care Setting”, Pharmacy and Therapeutics, 2017

De Gregorio D. ed al., “Cannabidiol modulates serotonergic transmission and reverses both allodynia and anxiety-like behavior in a model of neuropathic pain”, Pain, 2019

Di Marzo Vincenzo, “Targeting the endocannabinoid system: to enhance or reduce?”, Nature Reviews Drug Discovery, 2008

Gumbiner Jann, “History of Cannabis in Ancient China”, Psychology Today, 2008

Hammell D.C. et al., “Transdermal cannabidiol reduces inflammation and pain-related behaviours in a rat model of arthritis”, European Journal of Pain, 2016.

Hill KP et al., “Cannabis and Pain: A Clinical Review”, Cannabis Cannabinoid Res. 2017

Li H et al., “The non-psychoactive phytocannabinoid cannabidiol (CBD) attenuates pro-inflammatory mediators, T cell infiltration, and thermal sensitivity following spinal cord injury in mice”, Cell Immunology, 2018

Manzanares J. et al., “Role of the Cannabinoid System in Pain Control and Therapeutic Implications for the Management of Acute and Chronic Pain Episodes”, Current Neuropharmacology, 2006

Mulpuri Y et al., “Synthetic peripherally-restricted cannabinoid suppresses chemotherapy-induced peripheral neuropathy pain symptoms by CB1 receptor activation”, Pharmacology, 2018

Peter Grinspoon, “Cannabidiol (CBD) — what we know and what we don’t”, Harvard Medical School, 2018

Philpott Holly T. et al., “Attenuation of early phase inflammation by cannabidiol prevents pain and nerve damage in rat osteoarthritis”, Pain, 2017

Russo EB, “Cannabidiol Claims and Misconceptions”, Trends in Pharmacological Sciences, 2017

Smith LA et al., “Cannabinoids for nausea and vomiting in adults with cancer receiving chemotherapy”, Cochrane Database Syst Rev, 2015

 

Antonio Waldo Zuardi, “History of cannabis as a medicine: a review”, Brazilian Journal of Psychiatry, 2006




0 commenti