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Cos'è il CBN? Scopriamo un nuovo cannabinoide

    INDICE

Il Cannabinolo, o CBN, è ancora poco considerato e poco conosciuto.
Tuttavia i risultati di alcune ricerche scientifiche ne suggeriscono un impiego sempre più diffuso per la salute e il benessere.

Se cerchi informazioni sul Cannabinolo, ti offriamo la panoramica più completa e aggiornata su questo cannabinoide recentemente scoperto.

 

Che cosa sono i cannabinoidi

I cannabinoidi - sostanze chimiche di origine naturale - individuati nella pianta di cannabis sono più di 150. Negli ultimi anni sono due i cannabinoidi che sono saliti alla ribalta per le loro caratteristiche e i loro effetti sull’organismo umano: il cannabidiolo (CBD) e il delta-9-tetraidrocannabinolo, chiamato comunemente THC. Sulle peculiarità degli altri numerosi cannabinoidi, però, è stata fatta ancora poca chiarezza.

Di recente, però, il cannabinolo (CBN) ha attratto l’attenzione della comunità scientifica per via di alcune sue possibili applicazioni nell’ambito della salute e del benessere fisico. 

 

Cannabinolo (CBN), che cos’è? 

Il cannabinolo (CBN) è un cannabinoide che si può riscontrare in tracce nella pianta di Cannabis, in particolare nelle infiorescenze invecchiate. Quantità farmacologicamente rilevanti si formano come metabolita del tetraidrocannabinolo (THC).

A differenza di altri cannabinoidi, il CBN non deriva direttamente dal cannabigerolo (CBG) o dall'acido cannabigerolico (CBGA), ma è piuttosto il prodotto degradato dell'acido tetraidrocannabinolico (THCA). Se la cannabis viene esposta all'aria o alla luce ultravioletta (per esempio alla luce del sole) per un periodo di tempo prolungato, il THCA si trasforma in acido cannabinolico (CBNA). Il CBN si forma quindi tramite processo di decarbossilazione del CBNA.

Solo in tempi recenti, la quantità di cannabinolo (CBN) ha iniziato a essere tenuta in considerazione nel corso della preparazione e somministrazione della cannabis terapeutica.

 

Il motivo di questa neonata attenzione risiede nei risultati di alcune indagini scientifiche che hanno evidenziato i potenziali benefici che questo cannabinoide potrebbe comportare per la salute dell’essere umano. 

 

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Le prime - rilevanti - evidenze scientifiche sull’uso del cannabinolo 

Nell’agosto del 2019 i ricercatori della facoltà di scienze farmacologiche dell’Università della British Columbia, in Canada, hanno pubblicato sulle pagine della rivista Archives of Oral Biology alcuni interessanti risultati di uno studio condotto sui topi.

I ricercatori, nella conclusione dell’articolo, suggeriscono che l'applicazione periferica di questi cannabinoidi non psicoattivi può comportare un sostanziale effetto analgesico per i disturbi cronici del dolore muscolare come i disturbi temporomandibolari e la fibromialgia; il tutto senza riscontrare effetti collaterali significativi.

Archives of Oral Biology è una rivista scientifica, parte del gruppo Elsevier, che copre la ricerca orale e craniofacciale in tutti i vertebrati, compresi gli studi in paleontologia e anatomia comparata.

La ricerca dell’equipe canadese ha indagato se un’iniezione locale intramuscolare di cannabinoidi non psicoattivi, cannabidiolo (CBD), cannabinolo (CBN), cannabicromene (CBC) e le loro combinazioni fossero in grado di diminuire il fattore di crescita nervosa (NGF): la sensibilizzazione muscolare masticatoria indotta in un gruppo di ratti di sesso femminile.

Lo studio ha valutato gli effetti di CBD (5 mg/ml) e CBN (1 mg/ml) o le loro combinazioni CBD/CBN (1:1 mg/ml o 5:1 mg/ml). Per confermare se ci fosse un’effettiva azione periferica, sono stati effettuati esperimenti elettrofisiologici in ratti anestetizzati per esaminare se le iniezioni intramuscolari di CBD (5 mg/ml) e CBN (1 mg/ml) avessero alterato la soglia meccanica dei meccanorecettori muscolari masticatori.

L’effetto che i ricercatori hanno osservato è stato quello di una riduzione nella tensione muscolare dei topi, con relativo sollievo. 

La conclusione a cui è giunto il gruppo canadese è stata che, come spesso accade, vanno effettuati altri studi per accertare definitivamente la presenza di questa sorta di effetto analgesico. Tuttavia, si tratti di un ottimo risultato che spalanca un nuovo fronte di ricerca. 

 

Cannabinolo e futuri ambiti d’applicazione terapeutica

La cannabis, e in particolare il cannabidiolo, vengono oggi comunemente impiegati per la preparazione di prodotti per la cura della pelle e della cute, con particolare riferimento a patologie come la psoriasi.

È in questo ambito che il cannabinolo (CBN) potrebbe trovare applicazione. La ricerca scientifica sta dimostrando ogni giorno di più i benefici che l’uso topico di prodotti contenenti cannabidiolo (CBD), delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e altri cannabinoidi possono avere sui pazienti affetti da psoriasi.

I cannabinoidi, infatti, agiscono sullo stato di infiammazione della pelle tipico della malattia. Il CBN, infatti, pare avere la capacità di regolare la produzione di cellule cutanee e si è rivelato efficace nel trattare i sintomi provocati dallo Staphylococcus aureus, un batterio ormai resistente alla meticillina che provoca le infezioni che spesso precedono il manifestarsi della psoriasi.

Una revisione degli studi pubblicata nel 2016 ha evidenziato come i principi attivi della cannabis possano essere utilizzati con successo nel trattamento di varie forme di psoriasi. Una delle manifestazioni più comuni della psoriasi è la riproduzione troppo rapida delle cellule cutanee.

Nel 2007 i ricercatori della Medical School della Nottingham University, hanno osservato come alcuni principi attivi della pianta di cannabis – THC, CBD e CBN – fossero in grado di rallentare la crescita anormale dei cheratinociti, le cellule dell’epidermide più comuni. 

Inoltre, è stata studiata l’eventuale permanenza del cannabinolo (CBN) sul derma e sulla cute nel corso di una ricerca mirata a fornire i parametri per eventuali falsi positivi nei test atti a rilevare la presenza di sostanze considerate illegali. Si è visto come non si riscontrino tracce di cannabinoidi dopo avere lavato i capelli con uno shampoo a base di CBD, THC e CBN. 

Si tratta di una manciata di risultati del tutto preliminari ma che hanno comunque destato interesse e suggerito una direzione di ricerca per riuscire a fare luce su un principio attivo della pianta di cannabis fino ad ora troppo trascurato. 

 

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Cannabinolo per il sonno

Il cannabinolo (CBN) ha dimostrato in più occasione di avere lievi proprietà sedative, al punto da essere preso in considerazione per il trattamento dei disturbi del sonno. Queste - preliminari - evidenze scientifiche risalgono a molti anni fa, al 1975 per la precisione.

È stato in quell’anno che uno studio pubblicato su Pharmacology, condotto su un campione di cinque uomini adulti, ha evidenziato un dato sorprendente. Ai volontari sono stati somministrati in due distinte occasioni, THC e CBN. I soggetti coinvolti nello studio hanno dichiarato di sentirsi ben più sonnolenti quando avevano assunto il cannabinolo rispetto alla volta in cui avevano utilizzato il THC. 

Ad oggi, la ricerca sui benefici terapeutici del CBN è ancora in uno stadio assolutamente preliminare.

Tuttavia, il grande interesse per il cannabidiolo (CBD) ha permesso di investire anche nella ricerca su altri cannabinoidi, come il cannabinolo (CBN). Alcune ricerche condotte su modelli animali hanno dimostrato che il CBN può prolungare la durata media del sonno.

Altre indagini, invece, indicano che gli effetti sedativi del CBN siano amplificati quando è combinato con il THC. Tuttavia, al momento, manca del tutto la ricerca scientifica sui motivi intrinsechi che fanno sì che il CBN possa indurre sonnolenza. La speranza, per il futuro, è che la comunità medico-scientifica faccia luce sulle caratteristiche che rendono il CBN potenzialmente utile per contrastare un discreto numero di condizioni e sintomi. 

 


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