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Cannabigerolo: alla scoperta del CBG, il cannabinoide precursore

    INDICE

In questo articolo tratteremo uno dei cannabinoidi di ultima scoperta, molto interessante dal punto di vista terapeutico: il cannabigerolo CBG

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Cos'è il Cannabigerolo CBG?

Il cannabigerolo (CBG) è un cannabinoide tanto prezioso quanto poco conosciuto. Il cannabigerolo, infatti, non ha la notorietà di cannabidiolo (CBD) e delta-9-tetraidrocannabin

olo (THC), altri cannabinoidi su cui spesso si concentra maggiore attenzione sia da parte del pubblico che del mond

o della ricerca scientifica. Negli ultimi tempi, tuttavia, le cose stanno cambiando e si guarda con grande interesse alle proprietà di questo particolare fitocannabinoide.

Il CBG, proprio come il CBD, non ha effetti psicotropi e, allo stesso tempo, presenta numerose proprietà che possono essere di grande interesse in vari contesti, come nell’ambito delle malattie neurodegenerative, delle malattie infiammatorie oppure delle malattie che colpiscono la pelle. Per via di questo potenziale, la ricerca scientifica sul CBG ha l’obiettivo di indagare sempre più a fondo i meccanismi d’azione e il potenziale di utilizzo di questo fitocannabinoide troppo spesso trascurato.

È molto comune descrivere il CBG come la “molecola madre” degli altri cannabinoidi, come CBD e THC. Il cannabigerolo, infatti, si può trovare dapprima sottoforma di acido cannabigerolico, presente nella pianta di cannabis soprattutto durante le prime fasi di maturazione. Dall’acido cannabigerolico (CBGA) derivano gli acidi cannabinolici, come l'acido tetraidrocannabinolico (THCA) o l’acido cannabidiolico (CBDA). Quando questi acidi sono esposti a una fonte di calore, avviene un processo noto con il nome di “decarbossilazione”, che li trasforma in CBG, CBD o THC. È per questo motivo che il cannabigerolo si può considerare come un precursore degli altri cannabinoidi.

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CBG, sistema endocannabinoide e meccanismi d’azione

I fitocannabinoidi sono i cannabinoidi presenti nella pianta di Cannabis. Il cannabigerolo (CBG) è uno dei circa 120 cannabinoidi identificati nella Cannabis. I cannabinoidi sono sostanze chimiche, capaci di interagire con i recettori del nostro sistema endocannabinoide, un sistema biologico presente nell’organismo umano e composto da endocannabinoidi. Si tratta di molecole segnale in grado di attivare i due tipi di recettori dei cannabinoidi (CB1 e CB2), presenti nel cervello, nei tessuti periferici e nelle cellule del sistema immunitario. Il sistema endocannabinoide agisce sulla regolazione di una grande varietà di processi sia fisiologici che cognitivi. Il cannabigerolo (CBG), a sua volta, esercita un’azione sul sistema endocannabinoide.

I cannabinoidi, come il THC e il CBD, si legano a recettori specifici nel sistema nervoso. L'attività di questi recettori aiuta a regolare alcune funzioni fondamentali del nostro organismo come l'umore, l'appetito o il sonno. Il cannabigerolo (CBG), però, agisce in maniera in parte diversa rispetto a THC e CBD. Il CBG sembra infatti essere un agonista molto potente del recettore alfa-2 adrenergico.

Si tratta di un elemento di grande rilievo, dato che esistono già alcune terapie farmacologiche che mirano a questo specifico recettore per il trattamento di patologie che variano dall’ipertensione, all’ansia, dal dolore cronico al disturbo da deficit d’attenzione. Al contempo, alcune ricerche hanno evidenziato come il cannabigerolo (CBG) possa attivare i recettori CB1, presenti anche nel sistema nervoso centrale.

È da queste prime e fondamentali informazioni che è cominciato un percorso di ricerca mirato a svelare le caratteristiche di questo cannabinoide e gli effetti del CBG. Il cannabigerolo, è bene precisare, non rappresenta una novità recente per la comunità scientifica.

Il CBG, infatti, era stato già individuato nel 1964 dall’equipe di ricerca guidata da Yehiel Gaoni e Raphael Mechoulam, scienziati israeliani considerati i pionieri della ricerca sulla pianta di cannabis. La ricerca sul cannabigerolo, nonostante ciò, è progredita con lentezza, soprattutto a causa della sua bassa concentrazione e disponibilità nella pianta di cannabis adulta. Il CBG, infatti, si converte con rapidità nei suoi metaboliti: tetraidrocannabinolo (THC), cannabicromene (CBC), e cannabidiolo (CBD). Gradualmente, negli anni, la letteratura scientifica ha iniziato a fare luce sulla farmacologia del CBG e sulle sue potenziali applicazioni terapeutiche.

La ricerca scientifica sul cannabigerolo (CBG)

Nel 2011, un articolo pubblicato da Ethan Russo sulle pagine del British Journal of Pharmacology ha proposto una delle prime sintesi delle informazioni raccolte in anni di ricerca sul cannabigerolo. I primi lavori, quasi pionieristici, risalgono agli anni ‘70 e ‘80 dello scorso secolo. Nel 1975, uno studio pubblicato su Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics suggerì per la prima volta le potenziali proprietà miorilassanti del CBG. Secondo lo studio, il cannabigerolo avrebbe una maggiore capacità di inibire l’assorbimento dell’acido gamma aminobutirrico (GABA), che negli esseri umani è responsabile per la regolazione del tono muscolare.

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Pochi anni dopo, nel 1982, il Journal of Pharmaceutical Sciences pubblicò una ricerca che evidenziava un modesto effetto antimicotico del CBG. Inoltre, grazie alla sua capacità di limitare la proliferazione dei cheratinociti, il CBG ha dimostrato una discreta utilità nel contrastare i sintomi della psoriasi. Nel 2015, una ricerca condotta su modelli animali ha riportato come il cannabigerolo (CBG) potrebbe portare a ottimi benefici per chi convive con una malattia di Huntington. Si tratta di una malattia neurodegenerativa rara che colpisce il sistema nervoso centrale. Il CBG, in questo specifico caso, eserciterebbe una potenziale funzione neuroprotettiva.

Ancora più di recente, alcuni ricercatori hanno proposto l’uso del cannabigerolo in ambito oncologico. Si tratta ancora di un ambito di ricerca di frontiera, su cui fare fin da subito molta chiarezza. Uno studio del 2014 ha osservato come il CBG inibisse la crescita tumorale nei tessuti di alcune cavie animali con cancro al colon. Pochi anni più tardi, nel 2016, il CBG è stato proposto come come stimolante per l’appetito; una qualità che può essere utile per accompagnare un paziente lungo un percorso di chemioterapia. È stata una ricerca italiana, nel 2018, a segnalare le potenzialità del CBG per una sua possibile azione antinfiammatoria osservata in vitro dagli scienziati.

Il CBG possiede un profilo farmacologico più che interessante. Potrebbe essere impiegato come farmaco associato alla terapia standard. L'espansione delle conoscenze sulle sue caratteristiche ha permesso di intercettare numerosi possibili usi medici e ha ispirato la ricerca scientifica. Queste sue proprietà antinfiammatorie e antitumorali hanno stimolato un interesse enorme, e hanno indicato una possibile strada per lo sviluppo di nuovi farmaci a base di CBG. Ulteriori studi doneranno ancora più chiarezza sulle peculiarità del cannabigerolo, sia come singola sostanza, che in associazione con gli altri due cannabinoidi più noti, come nel caso di una combinazione tra CBD e CBG.

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