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Effetti CBD: 15 benefici del Cannabidiolo

Scritto da STAFF ENECTA | 24 ottobre 2020

Gli effetti del CBD comportano numerosi benefici per la salute del nostro organismo e rendono il cannabidiolo un principio attivo importante.

In questo articolo scopriamo insieme quali sono gli effetti del cbd e gli studi scientifici che supportano le informazioni che andrete a leggere.

Il CBD e le sue proprietà

Il CBD e i suoi effetti sono infatti tra le  grandi novità nel panorama scientifico degli ultimi decenni e grazie a ricercatori e attivisti di tutto il mondo - si sta facendo sempre più chiarezza sulle proprietà della pianta di canapa e del cannabidiolo, sui suoi benefici e sui suoi eventuali effetti collaterali.

E' importante, vista anche la novità dell'argomento, fornire e divulgare informazioni, citando sempre quali siano le fonti autorevoli per permettere ai lettori di valutare in maniera consapevole e informata come e se assumere CBD o acquistare prodotti a base di CBD.

 

Gli effetti del CBD e il sistema endocannabinoide

La ricerca, in particolare, si è incentrata sullo studio dei meccanismi di interazione tra i cannabinoidi - i principi attivi della pianta di canapa - e il sistema endocannabinoide.

Dagli studi compiuti fino a questo momento è emerso come il cannabidiolo (CBD), uno dei principali principi attivi della canapa, agisca sul sistema endocannabinoide comportando svariati benefici e producendo effetti positivi per il nostro organismo.

È per questo motivo che il cannabidiolo (CBD) viene sempre più utilizzato dalle persone per la sua capacità di placare uno stato d’ansia o di stress. D’altro lato emergono ogni giorno di più i potenziali benefici della cannabis terapeutica utilizzata in ambito medico.

Sia il cannabidiolo (CBD) che il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) - l’altro principio attivo principale della cannabis - vengono utilizzati per lenire i sintomi di patologie come la sclerosi multipla o l’epilessia. Il potenziale terapeutico è stato riaffermato nel 2013, anno di pubblicazione di una revisione degli studi sulla cannabis in ambito medico prodotti fino ad allora.

La revisione, pubblicato sul British Journal of Pharmacology e curata dai ricercatori della School of Medical Sciences dell’Università di Aberdeen, in Gran Bretagna, concludeva come la ricerca per comprendere appieno i meccanismi d’azione dei principi attivi della cannabis vada incentivata il più possibile. In questo contesto si inserisce anche uno dei prodotti a base di cannabidiolo (CBD) estratto dalla pianta di canapa: l’olio di CBD, utilizzato per una enorme varietà di scopi.

 



Come l’olio di CBD interagisce col nostro organismo

Il cannabidiolo non ha un’azione specifica nei confronti di una particolare patologia o zona dell’organismo. Il CBD agisce da “modulatore” del nostro sistema endocannabinoide.

Il CBD, e in generale i cannabinoidi, agiscono indirettamente sui recettori di questo sistema.
Di conseguenza si può affermare che il CBD moduli meccanismi già esistenti e ripristina la normalità in una situazione di squilibrio o di scompenso nel sistema endocannabinoide.

Grazie a ciò, il cannabidiolo (CBD) può portare beneficio, alleviando i sintomi di una patologia o di un’infiammazione. Per questi motivi l’olio di CBD viene assunto sia via orale che tramite applicazione cutanea, adattandosi alle necessità del momento. I campi d’applicazione sono numerosi e altrettanti sono i benefici al vaglio dei ricercatori.

Di seguito, una lista di effetti del cbd e di applicazione del cannabidiolo, su cui si sta concentrando la ricerca scientifica.

 

Allevia il dolore

Il CBD grazie alle sue proprietà analgesiche naturali sarebbe in grado di contrastare il dolore.

I cannabinoidi agiscono inibendo la trasmissione neuronale nei percorsi del dolore. Uno studio del 2012 pubblicato sul Journal of Experimental Medicine ha rilevato che il cannabidiolo ha contrastato in maniera significativa il dolore infiammatorio e neuropatico cronico nei topi senza l’utilizzo di analgesici.
Potrebbe inoltre essere un efficace rimedio per alleviare in maniera naturale i sintomi dell’emicrania.

Per approfondire: Cbd e dolore

 

 

CBD: effetti antinfiammatori

Il CBD è un agente terapeutico per una varietà di disturbi infiammatori e quindi tutti i disturbi autoimmuni.
Il motivo risiede nella capacità del CBD di stimolare i recettori del sistema endocannabinoide CB2,  individuati come target dell’azione antinfiammatoria attribuita al CBD

Oltre a migliorare notevolmente la qualità del sonno e a ridurre uno stato d’ansia, il cannabidiolo può fornire sollievo dal dolore alle articolazioni in caso di artrosi.

È dimostrato che l’assunzione di CBD protegge le articolazioni contro danni gravi e riduce l’infiammazione in sole 5 settimane. La sua azione contro le infiammazioni croniche è considerata per il trattamento di malattie quali la sclerosi multipla, l’epilessia e la sindrome di Dravet.

Uno Studio datato 2013 e pubblicato dal British Journal of Clinical Pharmacology riporta che il CBD protegge dai danni vascolari causati da un elevato livello di glucosio, da infiammazioni o da diabete di tipo 2.

Per approfondire: Cbd antinfiammatorio naturale

CBD, effetti sulla schizofrenia

Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che il CBD produce effetti antipsicotici e potrebbe avere un profilo d’azione simile a quello di altri farmaci antipsicotici.

Un team di scienziati composto da Renard, Loureiro, Rosen, Zunder, de Oliveira, Schmid, Rushlow e Laviolette SR, hanno redatto uno studio pubblicato il 4 maggio 2016 in cui hanno evidenziato come il CBD potrebbe diventare un elemento determinante per la schizofrenia, nonostante non si conosca ancora fino in fondo il meccanismo con cui il CBD produca alcuni degli effetti antipsicotici sopra accennati.

Per approfondire: Le proprietà antipsicotiche del CBD

Il Cbd: effetti sull’ansia

Il Cannabidiolo si dimostra in grado di ridurre l’ansia nelle persone particolarmente stressate. 

Nel 2015 è stata pubblicata sulla rivista Neuroterapeuthics la revisione degli studi condotti fino a quel momento volti a verificare i potenziali effetti del CBD nel trattare uno stato d’ansia.

I risultati sono molto incoraggianti. La revisione ha preso in esame 49 studi preclinici, clinici ed epidemiologici; e ha incluso anche le ricerche fatte con tecniche di neuroimmagine (le tecnologie che permettono di studiare il metabolismo cerebrale).

Dalla revisione, curata da Esther M. Blessing, Maria M. Steenkamp, Jorge Manzanares e Charles R. Marmar della New York School of Medicine, è emerso che gli studi preclinici hanno dimostrato l’efficacia del CBD nel ridurre l’ansia provocata da molti disturbi come, ad esempio, il disturbo da stress post-traumatico, quello d’ansia generalizzata, quello ossessivo-compulsivo e molti altri.

Per approfondire --> CBD contro ansia e stress 

 

 

Effetti del cbd sui sintomi dell’epilessia

Il CBD può essere efficace nel trattamento dell’epilessia come dimostrato da diversi studi scientifici. (Maggiori info)

Attualmente la comunità scientifica supporta l'uso del cannabidiolo (CBD) come terapia aggiuntiva a quella standard in bambini e giovani con forme rare di epilessia, come la sindrome di Lennox-Gastaut e la sindrome di Dravet, che classicamente non rispondono ai trattamenti.

Per approfondire: Intervista al Dott. Pasquale Striano

CBD e malattie neurodegenerative, gli effetti del cannabidiolo

Per il momento il processo di neurodegenerazione non è ancora stato del tutto compreso e le malattie che lo provocano non hanno, di fatto, una cura efficace al 100%.
Dall'altra parte, possiamo affermare che i
l cannabidiolo (CBD) è sempre più impiegato dalle persone che convivono con una condizione di salute del genere.

Diversi studi hanno dimostrato che il CBD è in grado di inibire la formazione delle classiche “placche” tipiche della malattia di Alzheimer e riduce la morte delle cellule cerebrali.

Nel caso, ad esempio, del morbo di Parkinson, è stato dimostrato che il cannabidiolo contribuisce a ridurre i disturbi sia motori che non motori.

Per approfondire: CBD e malattie neurodegenerative

Migliora il sonno

Il Cannabidiolo grazie al suo potenziale neuro-protettivo, basato sulla combinazione delle sue proprietà anti-infiammatorie e anti-ossidanti potrebbe rivelarsi utile nel contrastare l’insonnia.

Lo studio pubblicato nel 2017 “Cannabis, Cannabinoids, and Sleep: a Review of the Literature”, afferma che “ricerche preliminari su cannabis e insonnia suggeriscono che il cannabidiolo (CBD) potrebbe avere un potenziale terapeutico per il trattamento dell'insonnia. Il tetraidrocannabinolo Delta-9 (THC) può ridurre la latenza del sonno ma può compromettere la qualità del sonno a lungo termine”.

La latenza del sonno viene ‘misurata’ attraverso di un test, che avviene un’ora e mezzo, tre ore dopo il sonno notturno, in cui si invita il paziente, che si trova in una stanza silenziosa, oscurata e a temperatura costante, ad addormentarsi quattro - cinque volte ad intervalli di due ore.

Il test si conclude 15 minuti dopo che il paziente si è addormentato oppure dopo aver tentato per 20 minuti di addormentarsi senza riuscirci. Una latenza dell’addormentamento, più volte riprodotta, al di sotto dei 5 minuti è patologica, fra i 5 e 10 minuti rientra nei valori limite.

“Il CBD - scrivono i ricercatori -  può essere efficace per il disturbo del comportamento del sonno REM e l'eccessiva sonnolenza diurna”.

I ricercatori sottolineano come la ricerca sulla cannabis e sul sonno è agli inizi e ulteriori ricerche sono fondamentali per migliorare la comprensione della ricerca e le implicazioni cliniche.

Dalla ricerca condotta presso la National Taiwan University di Taipei emergono evidenze di come il CBD possa influenzare direttamente il ciclo notturno, impedendo la soppressione del sonno REM, in questo caso in pazienti con disturbo da stress post traumatico.

“I pazienti con disturbo da stress post-traumatico spesso lamentano disturbi del sonno, come l'insonnia e l'anomalia del sonno dei movimenti oculari rapidi (REM)” e il CBD può “bloccare l'alterazione del sonno REM indotta dall'ansia attraverso il suo effetto ansiolitico, piuttosto che attraverso la regolazione del sonno di per sé”.

Lo studio condotto dalla Cannabinoid Research Institute nel 2016 ha preso in esami gli effetti del CBD sulla qualità del sonno di una ragazza adolescente che soffriva di sindrome post-traumatica da stress.

L’indagine ha evidenziato come la ragazza dormisse meglio grazie all’assunzione di CBD per via sublinguale.

Per approfondire: Insonnia e CBD

 

Aiuta contro l’acne e la psoriasi

Molti studi hanno dimostrato che il cannabidiolo abbia una grande efficacia e benefici per la nostra pelle, un elemento che ha fatto sì che venisse sempre più utilizzato in ambito cosmetico.

Le evidenze scientifiche sui benefici della cannabis per la pelle si fanno sempre più forti. Allo stesso modo crescono le domande su come assumere i principi attivi della cannabis – in particolare il CBD – con lo scopo di innescare la loro azione sulla pelle.

È bene chiarire che il cannabidiolo assunto per vie aeree (vaporizzato o fumato) non esercita alcuna funzione sul derma. Per riscontrare gli effetti è necessario applicare il CBD direttamente sulla zona della cute interessata. È questo il motivo che ha spinto una moltitudine di persone in tutto il mondo a produrre e utilizzare una grande varietà di prodotti a uso topico che contengono cannabidiolo.

Nel caso di psoriasi, l’infiammazione della pelle scatena una reazione che porta a una maturazione prematura delle cellule, che sfocia poi nelle lesioni caratteristiche della malattia. La cannabis, grazie alla sua azione antinfiammatoria, entra in gioco proprio nella regolazione di questa risposta del nostro organismo.

Il cannabidiolo (CBD) in particolare agisce sul recettore CB2 del sistema endocannabinoide e contribuisce all’inibizione della proliferazione cellulare e alla riduzione della produzione in eccesso di citochine. Inoltre, negli ultimi anni non sono mancate le evidenze scientifiche in merito alla capacità del CBD di contribuire alla riduzione della produzione di sebo (il graddo cutaneo), rendendo così il cannabidiolo interessante anche per un utilizzo di prevenzione verso disturbi come l’acne giovanile. Da non trascurare, per le numerose persone affette da psoriasi, anche il ruolo della cannabis nel mitigare una condizione di dolore cronico dovuto alle lesioni sulla pelle.

Ecco due testimonianze di nostri utenti circa l'efficacia del CBD:

- CBD contro Dermatite e Rosacea
- CBD e Psoriasi

 

Riduce la depressione

Secondo i ricercatori, il CBD ha un’efficacia simile a quella degli antidepressivi.
Uno
studio ha scoperto che gli effetti antidepressivi del cannabidiolo sono veloci, continui nel tempo e paragonabili a un comune farmaco antidepressivo.

Il principale principio attivo non psicoattivo della pianta di cannabis, infatti è in grado di esercitare un effetto positivo sui recettori della serotonina, aiutando a stabilizzare i livelli di serotonina.

Una qualche forma di depressione colpisce, secondo i dati Istat riferiti al 2018, ben 2,8 milioni di persone.

Ci sono molti farmaci che vengono impiegati per il trattamento della depressione; tuttavia, di recente, in molti preferiscono impiegare prodotti a base di CBD per evitare gli effetti collaterali di certi farmaci.

Nello studio pubblicato nel 2014 dai ricercatori dell’Istituto di Psichiatria della Federal University di Rio de Janeiro è emerso come il cannabidiolo (CBD) abbia quasi sempre dimostrato la sua efficacia sui modelli animali per ridurre i sintomi di ansia e depressione.

Il potenziale psicoterapeutico del cannabidiolo è enorme, basti pensare che il CBD è in grado di stemperare gli effetti psicotropi più acuti del THC, l’altro famoso principio attivo della pianta di cannabis.

Anche in tempi recenti, le sperimentazioni che vengono compiute sui modelli animali indicano chiaramente quanto il cannabidiolo si promettente per intervenire sulla depressione.

C’è ancora molta strada da fare e vanno condotte ancora molte ricerche per fare luce sui potenziali terapeutici della pianta di cannabis. L’importante, al momento, è rivolgersi sempre a produttori che seguano scrupolose linee guida per la produzione e il confezionamento dei propri prodotti. 

 

Riduce l’incidenza del diabete 

Una ricerca del 2006 ha rilevato che il trattamento con CBD ha ridotto significativamente l’incidenza del diabete in topi diabetici non obesi, da un’incidenza del 86% in topi non trattati ad un’incidenza del 30% nei topi trattati con CBD. Anche in questo caso, però, si stanno cercando ulteriori conferme.

Diversi studi hanno dimostrato che i consumatori regolari di cannabis hanno un indice di massa corporea più basso, circonferenze della vita minore e un ridotto rischio di diabete e obesità.

Uno dei primi studi a indicare un possibile ruolo del CBD nel consumo di grasso corporeo risale a pochi anni fa, al 2016, ed è stato condotto da un equipe di ricerca coreana.

Lo studio, pubblicato su Molecular and Cellular Biochemestry, descrive come il cannabidiolo (CBD) sia in grado di agire in tre diversi modi sulle cellule grasse chiamate preadipociti.

Secondo lo studio il CBD sarebbe in grado di aumentare la capacità di bruciare le calorie, aiuti a scomporre i grassi e diminuirebbe i meccanismi con cui si creano nuove cellule grasse all’’interno del nostro organismo.

Da queste osservazioni, i ricercatori hanno concluso che andrebbe ulteriormente approfondito questo insieme di meccanismi, per una eventuale applicazione in ambito terapeutico della cannabis per il trattamento dell’obesità.

Un rapporto del 2011 pubblicato sull'American Journal of Epidemiology, basato su un sondaggio con oltre 52.000 partecipanti, ha concluso che i tassi di obesità sono di circa un terzo più bassi tra i consumatori di cannabis.

Questo succede nonostante i partecipanti tendano a consumare un quantitativo maggiore di calorie al giorno, eventualità correlata alla stimolazione che il THC effettua sulla grelina, un ormone che aumenta l'appetito ma allo stesso tempo aumenta il metabolismo dei carboidrati.

 

Promuove la salute cardiovascolare

Uno Studio datato 2013 e pubblicata dal British Journal of Clinical Pharmacology riporta che il CBD protegge dai danni vascolari causati da un elevato livello di glucosio, da infiammazioni o da diabete di tipo 2.

Gli studi condotti sugli esseri umani e volti ad accertare gli eventuali benefici del cannabidiolo (CBD) sulla pressione sanguigna sono ancora pochi e relativamente recenti.

Nel 2017 un’indagine condotta dai ricercatori del dipartimento di medicina dell’Università di Nottingham e dell’NIHR Oxford Biomedical Research Centre ha portato i primi, incoraggianti risultati. 

Lo studio ha coinvolto nove partecipanti di sesso maschile (in buone condizioni di salute) a cui sono state somministrati 600 mg di cannabidiolo (CBD) o, in alternativa, un placebo. I parametri cardiovascolari dei volontari sono stati monitorati e analizzati ed è emerso che il cannabidolo (CBD) ha ridotto la pressione sanguigna sistolica (la massima) e il volume sistolico - la quantità di sangue pompata da un ventricolo - in condizioni normali.

Allo stesso modo, il cannabidiolo (CBD) ha ridotto la pressione sanguigna anche quando i soggetti erano sottoposti a uno stress.

Gli effetti miorilassanti del CBD per il trattamento della sclerosi multipla

Molteplici studi hanno dimostrato come la combinazione CBD - THC, è efficace e ben tollerata nel trattamento della contrazione muscolare, del dolore, dei disturbi del sonno e dell’incontinenza urinaria nelle persone con sclerosi multipla.

Uno studio condotto dall’Università di Catania ha preso in esame 1500 pazienti provenienti da diversi centri specializzati nel trattamento della Sclerosi Multipla, a cui è stata somministrata Cannabis sotto forma di spray.

Dopo il primo mese, il 61,9% dei pazienti ha mostrato un miglioramento della spasticità tale da spingere il paziente a continuare con il trattamento. Dopo 6 mesi, un miglioramento clinicamente significativo maggiore o uguale al 30% è stato registrato nel 40,2% dei pazienti.

Sintomi associati alla spasticità come crampi e spasmi notturni sono migliorati nella maggior parte dei pazienti.

L’efficacia della cannabis terapeutica nella riduzione della spasticità è sostenuta da uno studio multicentrico pubblicato su Lancet Neurology da un gruppo di ricercatori italiani, realizzata grazie al sostegno della Fondazione Italiana di Ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica.

I ricercatori hanno reclutato 59 pazienti sopra i 18 anni affetti da sclerosi laterale amiotrofica con evidenti sintomi di spasticità.

Lo studio è stato condotto in ‘doppio cieco’, medici e pazienti non sapevano chi era in trattamento e chi in placebo.

Per sei settimane ai pazienti sono stati somministrati cannabinoidi, THC e CBD, negli stessi quantitativi, sotto forma di spray. Ogni paziente poteva accedere liberamente a massimo 12 spruzzi giornalieri.

Al termine dei sei mesi, i pazienti che hanno assunto il farmaco cannabinoide hanno mostrato un significativo miglioramento dei sintomi legati alla spasticità rispetto ai pazienti trattati con placebo.

"Lo studio - afferma il dottor Giancarlo Comi - ha documentato una riduzione del dolore causato dalla rigidità e dagli spasmi, e una migliore qualità del sonno".