→ SPEDIZIONE GRATUITA PER ORDINI SUPERIORI A 49€ →

CBD e pressione sanguigna, cosa dicono gli Studi?

Da qualche anno la ricerca scientifica sta indagando i potenziali effetti benefici del cannabidiolo sulla pressione sanguigna. I risultati preliminari sono più che promettenti. 


Il rapporto tra cannabidiolo (CBD) e pressione sanguigna è ancora da chiarire, tuttavia...

alcuni studi condotti negli ultimi anni hanno evidenziato come uno dei principali principi attivi della pianta di cannabis possa portare un notevole contributo all’abbassamento della pressione sanguigna. Il cannabidiolo (CBD) potrebbe essere d’aiuto per tutte quelle persone che soffrono di pressione troppo alta, una condizione molto comune, a volte asintomatica, ma che espone a potenziali rischi.  

 

Ipertensione: i dati

L'ipertensione o ipertensione arteriosa è una condizione clinica in cui la pressione del sangue nelle arterie risulta elevata. Il cuore si contrae ed esercita una pressione - definita pressione arteriosa sistolica (la pressione massima) - che permette al sangue di scorrere e di portare ossigeno e nutrienti nel nostro organismo. Una volta terminata la contrazione, la pressione cala e raggiunge il suo valore minimo, la pressione arteriosa diastolica (la pressione minima). 

Quando misuriamo la nostra pressione arteriosa, consideriamo sempre questi due valori: la pressione minima e la pressione massima. In condizioni di riposo, la normale pressione sanguigna nell’essere umano deve essere uguale o inferiore ai 120 mmHg di pressione massima e inferiore o uguale agli 80 mmHg di pressione minima.

Una condizione di ipertensione si riscontra quando si presentano valori superiori ai 140 mmHg di massima e i 90 mmHg di minima per più giorni. Nel nostro paese, se si considera la fascia più ampia di popolazione (quella di età compresa tra i 35 e i 74 anni d’età) il 50% degli uomini e il 40% delle donne soffre di pressione alta. Si tratta di un dato preoccupante, poiché una condizione di ipertensione aumenta in maniera sensibile il rischio di incorrere in una malattia cardiovascolare, come l’infarto al miocardio, l’insufficienza renale o l’ictus. Per ridurre la pressione arteriosa e, di conseguenza, ridurre anche il rischio di malattie cardiovascolari, la prima cosa da fare è adottare uno stile di vita sano, all’insegna della buona alimentazione, della giusta attività fisica e del totale abbandono del fumo di sigaretta. 

 

Gli studi su CBD e pressione sanguigna

Di recente, da quando la ricerca scientifica ha iniziato a studiare più nel profondo i benefici dei principi attivi della pianta di cannabis, alcuni studi hanno richiamato l’attenzione sul cannabidiolo (CBD), come possibile sostanza in grado di ridurre la pressione sanguigna in quelle condizioni di ipertensione accertata. 

Gli studi condotti sugli esseri umani e volti ad accertare gli eventuali benefici del cannabidiolo (CBD) sulla pressione sanguigna sono ancora pochi e relativamente recenti. Nel 2017 un’indagine condotta dai ricercatori del dipartimento di medicina dell’Università di Nottingham e dell’NIHR Oxford Biomedical Research Centre ha portato i primi, incoraggianti risultati. 

Lo studio ha coinvolto nove partecipanti di sesso maschile (in buone condizioni di salute) a cui sono state somministrati 600 mg di cannabidiolo (CBD) o, in alternativa, un placebo. I parametri cardiovascolari dei volontari sono stati monitorati e analizzati ed è emerso che il cannabidolo (CBD) ha ridotto la pressione sanguigna sistolica (la massima) e il volume sistolico - la quantità di sangue pompata da un ventricolo - in condizioni normali. Allo stesso modo, il cannabidiolo (CBD) ha ridotto la pressione sanguigna anche quando i soggetti erano sottoposti a uno stress.

cannabidiolo-e-pressione-sanguigna

I ricercatori, ai tempi, non erano ancora stati in grado di comprendere se questo effetto del cannabidiolo (CBD) fosse dovuto a un’azione cardiovascolare diretta o alle sue proprietà ansiolitiche e analgesiche. Tuttavia, quello dei ricercatori inglesi fu uno dei primi studi che fecero da appello per comprendere al meglio l’effetto (eventuale) del CBD sull’emodinamica: il “comportamento” del sangue nella circolazione.

Infatti, nonostante ci siano numerose ricerche che hanno analizzato gli effetti del cannabidolo (CBD) in vitro, i suoi effetti sull’emodinamica in vivo sono ancora poco chiari. Per questo motivo, un’altra equipe di ricercatori del Royal Derby Hospital Center dell’Università di Nottingham ha pubblicato una revisione sistematica di tutti gli studi fino ad ora condotti e mirati a verificare gli effetti del CBD sulla pressione sanguigna, sia sugli animali che sugli esseri umani. 

Nella revisione - pubblicata su Frontiers of Pharmacology - sono stati presi in considerazione 25 studi complessivi. Gli scienziati che hanno contribuito a questa revisione hanno concluso che, analizzando i dati complessivi degli studi, il cannabidiolo (CBD) potrebbe essere in grado di ridurre la pressione sanguigna e la frequenza di battiti cardiaci in varie condizioni di stress che ne hanno provocato un aumento. Per via di questo riscontro, i ricercatori hanno concluso che bisognerebbe senza dubbio indagare meglio questa azione del cannabidiolo (CBD), per constatare se il suo impiego possa essere preso in considerazione per affiancare una terapia finalizzata a ridurre la pressione sanguigna là dove ci sia una condizione di ipertensione arteriosa. 

 

CBD, pressione sanguigna e prevenzione

Segnali incoraggianti arrivano anche dagli studi in ambito nutrizionale. Nel 2014 è stato pubblicato un articolo da parte dei ricercatori canadesi, australiani e cinesi che descriveva una ricerca condotta sulla pressione sanguigna e i semi di Cannabis sativa L. L’articolo, pubblicato sull’autorevole European Journal of Nutrition, rientra perfettamente nel filone della “prevenzione”. Se un’alimentazione corretta e bilanciata è fondamentale per mantenere controllata la pressione, i nutrimenti forniti dai semi di canapa si sono dimostrati essere un validissimo ingrediente per una dieta salutare. Nella loro ricerca, gli studiosi hanno alimentato alcuni topi per periodi di 4 e 8 settimane utilizzando una farina proteica ricavata da semi di cannabis. Al termine dell’esperimento, è stato constatato che vi era stata una consistente diminuzione della pressione arteriosa sistolica (la massima) rispetto ai topi del gruppo di controllo. I risultati avevano spinto i ricercatori a concludere che i semi di cannabis o i prodotti alimentari da essi derivati potrebbero essere impiegati per la prevenzione e il trattamento dell’ipertensione arteriosa. 

 

New call-to-action

0 commenti