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Il CBD può aiutare nel trattamento degli acufeni?

Il cannabidiolo viene sperimentato nel contesto di una condizione spesso invalidante: l’acufene

Tra le tante condizioni per cui viene suggerito l’uso di cannabidiolo (CBD), c’è anche l’acufene: un disturbo uditivo invalidante.

Ma il CBD è efficace per l’acufene? Siamo ancora al principio della ricerca medico-scientifica su questo particolare tema ed è bene chiarire alcuni degli aspetti che caratterizzano questa particolare patologia. 

cbd acufeni

Che cos’è l’acufene?

Per acufene si intende un disturbo uditivo caratterizzato dalla percezione di rumori fastidiosi, ripetuti o continui come fischi, pulsazioni, battiti o ronzii. L’orecchio avverte questi rumori come così fastidiosi al punto che la qualità della vita viene del tutto compromessa.

Le cause sono innumerevoli e possono essere ricondotte a una vastità di danni neurologici (come quelli provocati dalla sclerosi multipla), infezioni, stress, presenza di corpi estranei, accumuli di cerume, esposizioni a suoni dal volume troppo elevato. Per dare l’idea del numero enorme di condizioni che potrebbero essere alla base di un acufene, basti citare che è stato osservato in alcune persone dopo la sospensione dell’assunzione di benzodiazepine (come nel caso della fine di un trattamento specifico).

Nella stragrande maggioranza dei casi, l’acufene è un fenomeno difficile da valutare secondo una scala oggettiva.

Di solito, invece, la gravità viene valutata clinicamente, tramite la descrizione dell’impatto delle interferenze con la vita quotidiana. Una volta individuata una delle - tantissime - cause di fondo, l’acufene può essere trattato tramite una terapia specifica. Tuttavia, a oggi non ci sono ancora farmaci efficaci al 100% e “risolutori” dell’acufene. Tra le sostanze che, di recente, sono state sperimentate per intervenire nei casi di acufene, c’è il cannabidiolo (CBD)

 

CBD e acufene, l’inizio della ricerca

È bene chiarirlo fin da ora: siamo al principio e ci sono pochissimi studi che abbiano mirato a indagare le possibilità d’uso del cannabidiolo nei confronti dell’acufene. 

Nel 2007, un’equipe del Dipartimento di Farmacologia e Tossicologia della School of Medical Sciences dell’Università di Otago (in Australia) aveva avuto i primi indizi di un possibile rapporto tra acufene e recettori cannabinoidi.

Lo studio, svolto su modello animale, aveva dimostrato che i neuroni dei ratti possiedono i recettori CB1 dei cannabinoidi. I ricercatori avevano osservato che, nel caso di acufene, il numero di neuroni principali nel nucleo cocleare ventrale (sito all’interno dell’orecchio) che esprime i recettori CB1 è diminuito significativamente, mentre il numero di neuroni principali CB -positivi nel nucleo cocleare dorsale non è cambiato significativamente.

Questi risultati hanno suggerito che i recettori CB1 nel nucleo cocleare potessero essere importanti per la funzione uditiva e che una diminuzione dei recettori CB1 nel nucleo cocleare ventrale potesse essere correlata allo sviluppo dell'acufene.

I ricercatori si sono spinti oltre, e anni dopo - nel 2015 - hanno pubblicato un altro studio, partendo dall’ipotesi che suggeriva di considerare l’acufene come una forma di epilessia sensoriale, derivante dall’iperattività neuronale nelle regioni uditive del cervello, come il nucleo cocleare e il collicolo inferiore. Inoltre, anche se attualmente non esiste un trattamento farmacologico efficace per l'acufene, i farmaci antiepilettici sono utilizzati in alcuni casi come potenziale opzione di trattamento.

Ci sono sempre più prove che suggeriscono che i farmaci cannabinoidi, cioè gli agonisti dei recettori dei cannabinoidi, possono anche avere effetti antiepilettici, almeno in alcuni casi e in alcune parti del cervello.

È stato riportato che i recettori CB1 dei cannabinoidi e il cannabinoide endogeno, il 2-arachidonilglicerolo (2-AG), sono espressi nel nucleo cocleare e che sono coinvolti nella regolazione della plasticità. I ricercatori hanno così presentato una questione complessa: se gli agonisti dei recettori dei cannabinoidi siano probabilmente pro o antiepilettici nel nucleo cocleare e quindi se i cannabinoidi e la Cannabis stessa possano migliorare o peggiorare l'acufene. 

Mesi dopo, nel corso di successive indagini, i ricercatori hanno ottenuto un risultato contrastante su un altro modello animale. Dopo aver somministrato cannabinoidi ad alcuni ratti affetti da acufene, hanno osservato come i cannabinoidi incentivassero, invece, lo sviluppo dell'acufene, specialmente quando era presente un danno all'udito preesistente.

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L’importanza della ricerca su CBD e acufene

Come già ribadito, siamo solo agli inizi. Al momento anche le associazioni delle persone affette da acufene invitano alla calma, visti i pochissimi studi finora condotti. Tuttavia, i risultati fin ora ottenuti invitano a procedere nella ricerca. Il punto di vista della ricerca sul rapporto tra acufene e cannabis può portare nuovi spunti alla ricerca generale sul meccanismo di interazione sui cannabinoidi.

Il CBD, inoltre, viene assunto da alcuni pazienti con acufene solo per placare quello stato d’ansia e quello stress derivanti da questo fastidio costante o ripetuto nel tempo. 

 

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