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CBD, COVID-19 e salute

L’uso del cannabidiolo in funzione preventiva per rafforzare il nostro sistema immunitario 

Viviamo un periodo che è stato definito “nuova normalità”, una quotidianità dettata da tutte quelle norme e linee guida dettate dall’attuale emergenza sanitaria in corso provocata dal COVID-19. In questi tempi dobbiamo prestare ancora più attenzione alla cura della nostra salute sotto molti punti di vista.

La prevenzione è uno dei punti fermi: agire prima, rafforzando il nostro sistema immunitario, è la prima cosa da fare per affrontare i prossimi mesi. In secondo luogo - è sempre bene ricordarlo - viviamo un periodo in cui molte nostre abitudini regolari sono state del tutto scombinate. È per questo motivo che bisogna pensare anche al nostro relazionale e interiore, cercando di evitare stati d’ansia, preoccupazioni e tensioni.

Il cannabidiolo (CBD) è il perfetto alleato per affrontare un momento come questo, come emerso dagli studi più recenti.



CBD, sistema immunitario e vie respiratorie

I principi attivi della pianta di cannabis hanno vari effetti benefici sul nostro organismo, grazie alla loro capacità di interagire con i recettori presenti nel corpo. Gli estratti di canapa, come ad esempio l’olio di CBD, vengono sempre più impiegati per accostare trattamenti che mirano a intervenire sul sistema nervoso centrale o, anche sul sistema immunitario.

I cannabinoidi, infatti, possono legarsi a due recettori, denominati CB1 e CB2, espressi in varie aree dell’organismo umano, fra cui la membrana delle cellule del sistema immunitario che sono presenti nelle vie respiratorie. In uno studio pubblicato nel 2008 da un team di ricerca italiano dell’Università di Firenze aveva messo in luce la presenza dei recettori dei cannabinoidi nelle vie respiratorie.

Il risultato è stato confermato qualche anno più tardi, nel 2011, da un’equipe della Hannover Medical School di Hannover, in Germania. Da quel momento, la comunità di ricerca ha lavorato con impegno per conoscere l’azione dei cannabinoidi sul nostro sistema immunitario con particolare riferimento alle vie respiratorie. Dalla revisione di tutti gli studi compiuti a riguardo - pubblicata alla fine del 2019 dai ricercatori del Dipartimento di Farmacologia della Hacettepe University di Ankara è emerso come i cannabinoidi svolgano effettivamente un’azione immunomodulante.

Nel momento in cui i cannabinoidi attivano i recettori CB1, si osserva un’azione broncodilatatrice e protettiva delle vie respiratorie. Quando, invece, avviene l’attivazione dei recettori CB2, si modula l’attività neuronale riferita alle vie aeree e si inibisce il processo di infiammazione neurogenica

 

CBD e COVID-19: lo studio più recente

I ricercatori dell’università di Lethbridge, in Canada, hanno da poco reso pubblico uno studio, in preprint (non ancora sottoposto a revisione), che suggerisce come il cannabidiolo (CBD) potrebbe svolgere un sostanziale ruolo preventivo nei confronti del COVID-19, abbassando drasticamente la possibilità di infettarsi.

I ricercatori hanno testato il cannabidiolo (CBD) su alcuni modelli di tessuti umani e hanno osservato come questo provocasse una forte diminuzione dell’espressione di due proteine: Ace2 e Tmprss2, utilizzate dal coronavirus per infettare le cellule. Detto in altre parole: il cannabidiolo sarebbe in grado di ridurre il numero di “porte d’ingresso” per il virus. Non si tratta dell’unico studio a riguardo: l’utilizzo dei cannabinoidi era stato valutato anche ai tempi dell’epidemia della Sars.

Molto interessante una delle opinioni espresse dagli autori canadesi dello studio. Secondo Igor Kovalchuck, professore di scienze biologiche e leader del gruppo di ricerca, si potrebbe sperimentare il cannabidiolo (CBD) come principio attivo per speciali colluttori.

Semplificando all’estremo: un risciacquo con un colluttorio al CBD potrebbe essere un’ottima soluzione preventiva. C’è ancora molta strada da fare ma l’interesse della comunità medica nei confronti di questa particolare azione del CBD è molto alto e potrebbe portare a ottimi risultati in futuro. 


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CBD, COVID-19, ansia e salute

Oltre alla prevenzione c’è anche un altro argomento da trattare ed è quello del nostro benessere mentale. Nel 2015 è stata pubblicata sulla rivista Neuroterapeuthics la revisione degli studi condotti fino a quel momento volti a verificare i potenziali effetti del CBD nel trattare uno stato d’ansia.

La revisione ha preso in esame 49 studi preclinici, clinici ed epidemiologici; e ha incluso anche le ricerche fatte con tecniche di neuroimmagine (le tecnologie che permettono di studiare il metabolismo cerebrale).

Dalla revisione, curata dai ricercatori della New York School of Medicine, è emerso che gli studi preclinici hanno dimostrato l’efficacia del CBD nel ridurre l’ansia provocata da molti disturbi come, ad esempio, il disturbo da stress post-traumatico, quello d’ansia generalizzata, quello ossessivo-compulsivo e molti altri.

È del 2018, invece, lo studio degli scienziati dell’Università di Washington, pubblicato sul Journal of Affective Disorders, che ha preso in considerazione un campione di persone decisamente consistente – più di 1.400 volontari e volontarie – per indagare l’efficacia dei prodotti a base di cannabis nei confronti di ansia e stress. Il 58% dei partecipanti percepiva una netta riduzione dell’ansia grazie al CBD. In particolare, la cannabis con alto contenuto di CBD e basso di THC è stata indicata come la più efficace per trattare ansia e depressione.

Sono stati mesi molto duri, in cui siamo stati messi alla prova in molti aspetti. Stati d’ansia, paure, nervosismi sono stati all’ordine del giorno per lungo tempo.

Il cannabidiolo (CBD), il principio attivo non psicotropo della pianta di cannabis, è da tempo l’ideale per situazioni del genere. Qualche goccia di olio di CBD aiuta a ridurre notevolmente uno stato d’ansia generalizzato e permette di tornare ad affrontare la quotidianità con tutt’altre premesse. Nei prossimi tempi ci aspettano altre sfide: il cannabidiolo, con la sua azione preventiva e benefica, sarà al nostro fianco. 

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