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I cannabinoidi nello sport

    INDICE

Nel 2018, in Italia, sono stati effettuati controlli antidoping nel corso di 141 manifestazioni sportive che hanno coinvolto 594 atleti, di cui 388 maschi (65,3%) e 206 femmine (34,7%), con un’età media di di 25,7 anni (26,3 i maschi e 24,7 le femmine). Dai risultati delle analisi [1] condotte dal laboratorio antidoping della FMSI (Federazione medico Sportiva Italiana), è emerso che dei 594 atleti controllati, 13 sono risultati positivi ai test antidoping (il 2,2% degli atleti sottoposti a controllo). I principi attivi che sono stati rivelati ai controlli si suddividono in:

  • Cannabinoidi 33,3% (THC, 5 casi)

  • Agenti anabolizzanti 26,7% (2 casi con Tibolone, 1 con Mesterolone e 1 con Clostebol)   

  • Stimolanti 26,7% (4 casi. Oxilofrina, Efedrina, Tuaminoeptano e Cocaina)

  • Modulatori ormonali e metabolici 6,7% (1 caso. Meldonio)

  • Narcotici 6,7% (1 caso. Metadone)

L’attività di controllo antidoping del Ministero è affidata dalla legge 14 dicembre 2000, n.376 alla Sezione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive. I casi di positività al delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), uno dei più noti principi attivi della pianta di Cannabis, hanno rilanciato l’interesse nei confronti delle norme che regolano l’impiego in ambito sportivo del cannabidiolo (CBD), un altro principio attivo della Cannabis che negli ultimi anni viene impiegato da alcuni atleti e che non è considerato sostanza dopante.

Cosa si intende per sostanze dopanti

Secondo la Legge 14 dicembre 2000, n. 376 che disciplina in Italia la tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping, per doping si intende “la somministrazione o l´assunzione di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’ adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’ organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”. Nell’elenco delle sostanze ritenute dopanti rilasciato a gennaio 2018 dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA-AMA) [2], sono suddivise per categoria tutte le sostanze che sono proibite nell’ambito della pratica sportiva. Il cannabidiolo non figura tra queste, con esplicita esclusione dall’elenco. Con il decreto dell’11 giugno 2019, anche l’Italia recepisce l’elenco elaborato dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA-AMA).

Usi, divieto ed effetti avversi della Cannabis nello sport

I cannabinoidi sono naturalmente prodotti dalla pianta di Cannabis oppure possono essere sintetizzati chimicamente (e in questo caso si parla di cannabinoidi sintetici). Di oltre 100 cannabinoidi presenti nella pianta, il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è il principale composto psicoattivo. Altri cannabinoidi includono composti come il cannabidiolo (CBD), il cannabinolo (CBN) e il cannabigerolo (CBG). L’Agenzia Mondiale Antidoping include nell’elenco delle sostanze dopanti (e quindi li proibisce) tutti i cannabinoidi naturali e sintetici ad eccezione del cannabidiolo (CBD). Cannabis, Hashish e Marijuana sono tassativamente proibiti così come sono vietati anche i prodotti, compresi cibi e bevande, contenenti cannabinoidi. In aggiunta, sono vietati tutti i cannabinoidi sintetici che imitano gli effetti del THC. Il motivo dell’esclusione del cannabidiolo va probabilmente ricercato nel suo recente impiego da parte degli atleti come sostanza sostitutiva o da affiancarsi a farmaci antidolorifici e dal corpus di conoscenze raggiunte sulle sue proprietà biochimiche e attivitá  farmacologiche.

L’esclusione del CBD dalla lista delle sostanze proibite

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è espressa da tempo in merito al cannabidiolo e al suo ottimo profilo di sicurezza [3]. In parallelo, la ricerca scientifica sta mettendo gradualmente in luce quelli che sono gli effetti benefici di questo principio attivo, sempre più apprezzato anche in ambito sportivo. Gli effetti analgesici, antinfiammatori e miorilassanti del CBD hanno fatto sì che venisse sempre più impiegato dagli atleti di varie discipline. È il caso, ad esempio, di quegli atleti che competono in discipline dove è abbastanza comune incorrere in dei traumi.

A eccezione del cannabidiolo, i principi attivi della pianta di cannabis sono inclusi nella lista stilata dall’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA-AMA). Il dibattito sul considerare ancora i cannabinoidi come sostanze dopanti resta aperto. La Cannabis - nella totalità dei suoi principi attivi - non migliora le prestazioni in senso tradizionale. Negli studi e review scientifiche sugli effetti della Cannabis sulla performance sportiva [4,5,6] si evidenzia come la Cannabis non comporti alcun miglioramento nella prestazione. Tuttavia, restano dubbi sull’effettivo impatto della Cannabis sulla salute dell’atleta e, con particolare riferimento al THC, sulla sua compatibilità nel contesto della competizione sportiva [4].

Per il momento, l’impiego, a vario titolo, di prodotti a base di cannabis da parte degli atleti rappresenta una novità. La legittimità di mantenere i principi attivi della pianta di Cannabis tra le sostanze dopanti continua a essere oggetto di discussione [7].

Possibili benefici del CBD in ambito sportivo

Il cannabidiolo viene sempre più spesso utilizzato da quegli atleti - ancora attivi o a fine carriera - che si trovano a fare i conti con il dolore. La ricerca riporta il suo potenziale impiego nel trattamento del dolore provocato da un’infiammazione e vi sono studi che hanno indagato l’efficacia del cannabidiolo su molte condizioni infiammatorie [8,9]. Emergono anche i primi dati che indicano come il CBD protegga le articolazioni contro danni gravi e riduca il processo infiammatorio [10]. L’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA-AMA) ricorda, però, di fare sempre attenzione. Benché il cannabidiolo non sia proibito, gli atleti dovrebbero sempre considerare che alcuni oli di CBD o altri prodotti a base di cannabidiolo potrebbero contenere anche una modesta - ma sensibile ai controlli antidoping - quantità di THC. Per evitare di risultare positivi ai controlli, è bene assicurarsi di assumere un prodotto al cannabidiolo privo di altri principi attivi “proibiti”.


Bibliografia

  1. R. Pacifici, et al., Reporting System, Doping Antidoping 2018, Istituto Superiore di Sanità.
  2. World Anti-Doping Agency (WADA-AMA), Prohibited List Q&A,  2018.
  3. World Health Organization, Expert Committee on Drug Dependence, CANNABIDIOL (CBD) Critical Review Report, Geneva, 4-7 June 2018. 
  4. Hilderbrand RL, High-performance sport, marijuana, and cannabimimetics. Journal of Analytical Toxicology 2011, Nov; 35(9):624-37.
  5. Kennedy MC, Cannabis: Exercise performance and sport. A systematic review. Journal of Sport Medicine 2017 Sep; 20(9):825-829. 
  6. Ware Mark A. et al, Cannabis and the Health and Performance of the Elite Athlete Clinical Journal of Sport Medicine 2018,  Sep;28(5):480-484.
  7. Zeiger S. Joanna et al., Cannabis use in active athletes: Behaviors related to subjective effects, PLoS One,  2019; 14(6).  
  8. Ethan B. Russo, Cannabinoids in the management of difficult to treat pain, Therapeutics and Clinical Risk Management 2008,  Feb; 4(1): 245–259.
  9. Li H. et al., The non-psychoactive phytocannabinoid cannabidiol (CBD) attenuates pro-inflammatory mediators, T cell infiltration, and thermal sensitivity following spinal cord injury in mice, Cellular Immunology  2018 Jul; 329:1-9. 
  10. Holly T. Philpott et al., Attenuation of early phase inflammation by cannabidiol prevents pain and nerve damage in rat osteoarthritis, Pain 2017, Dec; 158(12): 2442–2451. 
  11. Tandon Shikha, Treating the Elite Athlete: Anti-Doping Information for the Health Professional, Mo Med 2015 Mar-Apr; 112 (2): 122–128.


Autore: Redazione Cannabeta

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