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Cannabis e disturbo da deficit di attenzione/ iperattivitá (ADHD), gli studi e le evidenze scientifiche.

    INDICE

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD, dall’inglese attention deficit hyperactivity disorder) rientra nella categoria dei disturbi del neurosviluppo, un insieme di disturbi i cui sintomi possono comparire nel corso dell’infanzia e che possono persistere anche in età adulta.

 

ADHD: le caratteristiche

L’ADHD è caratterizzato da problematiche che possono riguardare tre aspetti: la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività motoria.  In genere, pur presentando manifestazioni estremamente variabili da persona a persona, si tende a individuare tre sottotipi del disturbo: 

  • ADHD con disattenzione predominante

  • ADHD con iperattività predominante

  • ADHD in forma combinata

Le tre forme cliniche possono alternativamente essere presenti nello stesso soggetto durante la sua crescita e il suo sviluppo. Inoltre, l’insieme delle cause dell’ADHD è multifattoriale e include fattori genetici e ambientali la cui interazione contribuisce alla genesi del disturbo.

La diagnosi di ADHD in età infantile avviene sulla base dell’osservazione diretta dei comportamenti del soggetto e tramite le informazioni raccolte da genitori e insegnanti.  In generale, i criteri stabiliti dall’American Psychiatric Association [1] per indirizzare la diagnosi di ADHD, richiedono la presenza di almeno sei sintomi di disattenzione e/o sei sintomi di iperattivitá che devono persistere per almeno sei mesi e coinvolgere diversi aspetti della vita e delle attivitá quotidiane (per esempio, durante le attività di gioco, nelle attività scolastiche oppure nelle relazioni). I sintomi possono essere vari. In genere, quelli maggiormente descritti riguardano:

  • Incapacità a prestare attenzione ai dettagli

  • Difficoltá a organizzare e portare a termine compiti e attivitá

  • Irrequietezza motoria

  • Difficoltà a rimanere seduti

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, al pari di altre patologie neuropsichiatriche, si sviluppa nel corso del tempo. È pertanto necessario riferirsi a una soglia di rilevanza clinica che permetta di ricondurre determinati sintomi alla presenza di ADHD. Tale soglia è solitamente rappresentata dalla compromissione funzionale che il disturbo comporta in termini di resa scolastica e difficoltà nelle relazioni interpersonali. L’ADHD nei bambini è spesso associato con altri disturbi, come i disturbi dell’apprendimento e della condotta, i disturbi pervasivi dello sviluppo e i disturbi dell’umore. Alcuni dei sintomi spesso persistono anche in età adulta. Generalmente nell’adulto si osserva una parziale modifica delle caratteristiche cliniche del disturbo, determinata dal corso dello sviluppo individuale. La caratteristica prevalente e più compromettente risulta essere legata alle difficoltà attentive, mentre gli aspetti di iperattività si modificano e rimangono soprattutto legati all’impulsività e a una sensazione interna di irrequietezza e/o di inquietudine. I sintomi di ADHD nell’adulto possono essere l’eccessiva attenzione nei confronti di stimoli irrilevanti, oppure la scarsa abilità nell’organizzare sia procedure mentali che comportamentali in famiglia e sul lavoro [2].

 

terapia ADHD e Cannabis

ADHD e Cannabis 

I pazienti con diagnosi di ADHD possono essere sottoposti a varie terapie e  più di recente, si è sviluppato un certo interesse nei confronti dell’utilizzo dei principi attivi della cannabis per intervenire sui sintomi dell’ADHD. 

Negli ultimi anni, la cannabis ha goduto di grande attenzione da parte della ricerca scientifica. Sono molti gli studi che hanno evidenziato la sua potenziale efficacia in diversi ambiti e contesti clinici. Nonostante ciò, il suo potenziale nell’ambito della psichiatria è ancora poco conosciuto. Nel 2020, sulle pagine di BMJ Psychiatry [3], è stata pubblicata una revisione sistematica di tutte le ricerche incentrate sull’applicazione della cannabis nel contesto dei disturbi psichiatrici. Nella revisione, gli autori hanno valutato i dati di tutti gli studi clinici (o i singoli casi di studio) che hanno coinvolto la cannabis a uso medico o i suoi principi attivi per il trattamento di tutti i principali disturbi psichiatrici. I risultati sono apparsi incoraggianti, anche se la ricerca in questo campo pare essere ancora a uno stato embrionale. Uno studio, in particolare, indicava l’efficacia potenziale per una combinazione di cannabinoidi/terpeni per via orale per l’ADHD.

Nello stesso anno, sul ​​Journal of Cannabis Research [4] è apparsa una revisione sistematica incentrata sulla ricerca sul ruolo terapeutico del cannabidiolo (CBD) nell’ambito della salute mentale. Gli autori hanno tenuto in considerazione 23 studi rilevanti sul CBD e farmaci come il nabiximols (un farmaco a base di cannabis) nel trattamento di una vasta gamma di disturbi psichiatrici. Secondo i risultati esposti dagli autori della revisione, i composti a base di cannabidiolo e il CBD in sé sono utili per alleviare i sintomi legati alla schizofrenia, all’ansia sociale e lo stress. Si evidenzia anche una moderata raccomandazione per quanto riguarda l’ADHD. C’è un fatto che è necessario considerare. La letteratura riporta che l’uso di sostanze e in particolare di cannabis è molto frequente tra gli individui (adolescenti e adulti) con diagnosi di ADHD. I meccanismi ipotizzati che porterebbero queste persone all’uso di cannabis sono molto vari. Per il momento, si ipotizza che  il sistema endocannabinoide possa giocare un ruolo nell’ADHD anche attraverso il suo coinvolgimento nei circuiti cerebrali della ricompensa.

Nel gennaio 2020, i ricercatori della facoltà di biologia dell’Institute of Technology di Haifa, in Israele, hanno condotto uno studio [5] per identificare le associazioni tra le dosi di cannabinoidi e terpeni somministrati e i sintomi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Lo studio si è svolto sottoponendo 59 pazienti a un questionario in cui hanno valutato i sintomi di ADHD percepiti e indicato le eventuali assunzioni di cannabis o derivati. Al netto di un campione molto ridotto e sulla base delle risposte fornite, è risultato che il consumo di fitocannabinoidi e terpeni è associato con la riduzione dell’uso di farmaci per l’ADHD. 

I risultati delle ricerche

In generale, gli studi sull’utilizzo della cannabis nel trattamento dell’ADHD riguardano principalmente il disturbo in etá adulta. Case report e studi osservazionali evidenziano miglioramenti a seguito di trattamenti con cannabinoidi in pazienti adulti su diverse aree: sonno, umore, impulsivitá e concentrazione. Interessanti sono i dati emersi da uno studio sperimentale randomizzato [6] in doppio-cieco controllato con placebo , sul farmaco commercializzato con il nome di Sativex (nabiximols) su un campione di 30 adulti con ADHD non trattati farmacologicamente. Nello specifico l’outcome primario dello studio era la performance cognitiva e il livello di attività a seguito del trattamento con Sativex per un periodo di 6 settimane. Risultati secondari includevano sintomi comportamentali di ADHD e labilità emotiva. Per l’outcome primario, nessuna differenza significativa è stata trovata sebbene il pattern complessivo dei punteggi fosse tale che il gruppo trattato con Sativex avesse punteggi migliori del gruppo placebo. Per gli esiti secondari il trattamento con Sativex è risultato invece associato a un miglioramento significativo dell’iperattività e dell’impulsività, ad una misura cognitiva di inibizione e a una tendenza al miglioramento della disattenzione. I ricercatori hanno concluso che lo studio, pur presentando diversi limiti (periodo trattamento troppo breve, fallimento del doppio cieco, poiché i partecipanti avevano notato la presenza o l’assenza di effetti attesi) ha fornito prove preliminari a sostegno della teoria dell'automedicazione del consumo di cannabis nell’ADHD e ha individuato la necessitá di ulteriori studi sul sistema endocannabinoide nell’ADHD.

Il futuro dei trattamenti a base di Cannabis

Per il momento, emerge che gli studi esistenti sull’efficacia dell’utilizzo di cannabis in persone con diagnosi di ADHD sono ancora troppo pochi per giungere a conclusioni nette. Inoltre, spesso si tratta di studi non confrontabili tra di loro per diversitá di metodo, strumenti di analisi, caratteristiche dei partecipanti. Da non sottovalutare è poi la complessitá del disturbo preso in esame. Nonostante ciò i dati che emergono dalla ricerca esistente sul tema indicano un interesse verso futuri trattamenti a base di Cannabis per l’ADHD in etá adulta. La quantità di casi di studio e le testimonianze delle singole persone evidenziano una percezione soggettiva ricorrente a favore di un uso terapeutico della cannabis per l’ADHD. A ciò, si aggiungono i risultati promettenti dei pochi studi mirati a indagare l’efficacia dei principi attivi della cannabis per il trattamento dei sintomi di ADHD. C’è ancora molta strada da fare, e il mondo della ricerca si scontra anche con molte limitazioni alle possibilità d’indagine. Basti pensare che sono pressoché inesistenti gli studi su cannabis e ADHD in età pediatrica. Il fenomeno dell’uso di cannabis come automedicazione per l’ADHD è ormai molto diffuso e sottolinea una necessità, da parte di pazienti e ricercatori, per approfondire al meglio un tema così complesso e, allo stesso tempo, importantissimo per milioni di persone. 


Bibliografia

  1. American Psychiatric Association Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders Fifth Edition APA, Washington, DC May 2013.
  2. Kessler RC. et al. Structure and diagnosis of adult attention-deficit/hyperactivity disorder:analysis of expanded symptom criteria from the Adult ADHD Clinical Diagnostic Scale. Arch Gen Psychiatry. 2010 Nov;67 (11):1168-78.
  3. Sarris, J., Sinclair, J., Karamacoska, D. et al. “Medicinal cannabis for psychiatric disorders: a clinically-focused systematic review”. BMC Psychiatry 20, 2020
  4. Khan, R., Naveed, S., Mian, N. et al. “The therapeutic role of Cannabidiol in mental health: a systematic review”. J Cannabis Res 2, 2020  
  5. Hergenrather JY, Aviram J, Vysotski Y, Campisi-Pinto S, Lewitus GM, Meiri D., “Cannabinoid and Terpenoid Doses are Associated with Adult ADHD Status of Medical Cannabis Patients”. Rambam Maimonides Med J, 2020
  6. Cooper RE, Williams E, Seegobin S, Tye C, Kuntsi J, Asherson P., “Cannabinoids in attention-deficit/hyperactivity disorder: A randomised-controlled trial”. Eur Neuropsychopharmacol, 2017 

Autore: Redazione Cannabeta

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