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CBD e Vaporizzatori: manutenzione e istruzioni per l'uso

Scritto da Cecilia Nastasi | 16 gennaio 2020

Negli ultimi anni si sta diffondendo un nuovo modo di fumare: la vaporizzazione.

Utile sia per i fumatori indefessi che vogliono trovare un mezzo più salutare per farlo, che per coloro i quali, invece, vogliono assumere la cannabis light in modo più efficace. 

La consistente domanda ha portato alla commercializzazione di un’immensa varietà di vaporizzatori, adatti a tutte le tasche e alle esigenze.  Per scegliere quello più adatto è necessario innanzitutto aver ben chiaro che cosa si vuole comprare e l’uso che se ne intende fare.


Andremo quindi, in questo articolo, a toccare diversi punti:

  • Perchè comprare un vaporizzatore
  • Come funziona un vaporizzatore
  • Quale vaporizzatore scegliere
  • Come effettuare una corretta manutenzione del vaporizzatore

 

Perché comprare un vaporizzatore?

Il vaporizzatore è uno strumento molto utile per coloro che ricercano gli effetti benefici e rilassanti di un “joint” di CBD, anche senza essere dei fumatori. Non serve usare il tabacco e, soprattutto, si inala esclusivamente vapore e non le sostanze cancerogene che derivano dalla combustione, presenti in una sigaretta normale o in una “canna”. 

Benché la spesa iniziale possa sembrare elevata, un vaporizzatore sul medio periodo porta ad un risparmio sia economico (ha bisogno di una minore quantità di cannabis per ottenere gli stessi effetti della fumata tradizionale), sia in salute. Inoltre, la vaporizzazione permette di utilizzare l’intera quantità di erba essiccata, senza che essa venga sprecata - cosa che può succedere se non si è pratici nell’aspirare il fumo di un normale joint. 

 

 

Come funziona un vaporizzatore?

Generalmente un vaporizzatore è costituito da tre componenti principali: il boccaglio, la camera di riscaldamento e la batteria. 

Per “fumare” si deve caricare la camera di riscaldamento, detta anche braciere, e selezionare la temperatura ideale. Si tenga presente che il CBD vaporizza tra i 160° e i 220°.
Per scegliere la giusta temperatura bisogna impratichirsi un po’: può variare da modello a modello, da persona a persona, o a seconda dell’effetto che si vuole ottenere.

Raggiunto il punto di evaporazione, si potrà inalare il CBD sotto forma di vapore.

La principale differenziazione tra i modelli in commercio si riscontra nel metodo di vaporizzazione: questa può avvenire per conduzione, oppure per convenzione.

Nel primo caso, l’elemento riscaldante è a contatto con il CBD (che sia sotto forma di erba essiccata, di cristalli o di liquido concentrato, non fa differenza). La temperatura a cui le molecole di un CBD di alta qualità iniziano ad evaporare viene raggiunta piuttosto velocemente e la nuvola di vapore che si crea dall’espirazione è molto densa. Lo svantaggio di questo metodo è che non si ha il pieno controllo della temperatura, e, superati i 200°, è probabile che si verifichi una parziale combustione. Di conseguenza il sapore del vapore risulterà più acre e la consistenza meno “pulita”.  

La seconda modalità è la convenzione: il riscaldamento del composto avviene in modo indiretto tramite un getto di aria calda dal basso verso l’alto. Il vantaggio di questo metodo è la fuoriuscita di un vapore piacevole e senza il rischio di combustione e un maggior controllo del dispositivo. Lo svantaggio consiste in un tempo maggiore per raggiungere la temperatura e un maggior costo del vaporizzatore. 

 

Quale vaporizzatore scegliere?

Abbiamo già compiuto una distinzione tra due tipi di vaporizzatori: quelli a conduzione e quelli a convenzione. A ciò bisogna aggiungere che i primi sono per lo più dispositivi portatili, più semplici ed economici mentre i secondi si presentano come modelli “da tavolo”, più ingombranti ma con maggiori funzionalità dei loro rivali.

Da ciò risulta chiaro che intervengono altri fattori ad influenzare la scelta del consumatore: le dimensioni e la portabilità, ma anche i maggiori “optional” dei vaporizzatori da tavolo.


Sotto i 100 euro, si possono trovare i dispositivi portatili. Questi si presentano con un design semplice ma funzionale e sono costruiti con materiali di buona qualità. Ovviamente, più il prezzo è ridotto, minore sarà il periodo di garanzia, i dettagli meno rifiniti, e inferiore la durata della loro vita. Sono consigliati come opzione “entry level” e per coloro che pensano di impiegarli occasionalmente. 

I vaporizzatori da tavolo sono adatti per chi sa che ne farà un uso massiccio ed esclusivamente all’interno delle mura domestiche.  Le forme e le dimensioni variano da modello a modello, il design è curatissimo, i materiali eccellenti, il display a led, la temperatura perfettamente regolabile a seconda delle proprie esigenze e il braciere decisamente più capiente. Il prezzo sale a più di 300 euro ma la durabilità e l’efficacia sono garantite. 

Ulteriori distinguo si possono compiere una volta che si ha ben chiaro cosa si ha intenzione di fumare con il proprio vaporizzatore. Alcune tipologie consentono sia l’uso di liquidi come nelle sigarette elettroniche e insieme di fiori e cime, altri sono specifici per la cannabis e le erbe aromatiche oppure per gli oli e le cere.
Il target di utenti raggiunto da questi dispositivi è decisamente più ampio di quello delle sigarette elettroniche.

Comprende, infatti, i consumatori di cannabis, CBD e i tradizionali fumatori.

 


 

Come prolungare la vita del proprio vaporizzatore: la manutenzione

Rispetto alla “canna”, il vaporizzatore non è usa e getta. Un buon modello può essere sfruttato per anni, se si prendono i giusti accorgimenti. I dispositivi attualmente in commercio sono generalmente dotati di un loro kit di pulizia comprendente: una spazzola, uno scovolino, l’alcol isopropilico e quello denaturato, ma si può ricorrere anche a cotton fioc, acqua, spazzolino e strofinaccio.

Il vaporizzatore va pulito regolarmente. Per farlo è necessario smontarlo nelle sue componenti principali: boccaglio, camera di riscaldamento e batteria. 

La camera deve essere liberata dai residui di erba esiccata o cristalli di cbd (o di liquido) per farlo si deve procedere ad una grossolana pulitura con lo spazzolino ed infine ad una più accurata con l’acqua. Si raccomanda di non servirsi dell’alcol in questa fase o si potrebbe danneggiare la delicata componente. 

La pulizia del boccaglio, la parte più sensibile dal punto di vista igienico, va effettuata con l’ausilio dell’alcol denaturato e di acqua calda. 

Per la batteria, invece, basterà una spolverata.

Un processo che non richiede un grande spreco di tempo, ma necessario per un dispositivo così utile e delicato.

 

 Insomma, il vaporizzatore si presenta come uno strumento versatile, adatto sia a fumatori che a semplici appassionati di CBD, utile per chi non vuole rinunciare all’ebrezza della fumata, anzi, della “svapata”, ma che ha a cuore anche la propria salute. Non dimentichiamoci che il vapore entra nelle vie respiratorie ad una temperatura molto più bassa del fumo e senza trascinare con sé sostanze cancerogene. Una soluzione che permette di godere appieno delle proprietà della cannabis light, con un occhio di riguardo anche per i nostri polmoni!