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Enecta intervista Gianpaolo Grassi "Abbiamo nelle nostre mani notevoli potenzialità"

Scritto da STAFF ENECTA | 27 settembre 2017

 

Enecta intervista Gianpaolo Grassi, primo ricercatore del CREA – CIN di Rovigo, Centro di Ricerche in agricoltura, massimo esperto di genetica e applicazione della Cannabis terapeutica e industriale, con cui abbiamo parlato di ciò che sta accadendo in Italia e di quello che è stato fatto.

 

In un recente post su Facebook ha scritto che “…la battaglia per la normalizzazione della cannabis a livello medico, è una battaglia di civiltà, per tutto il Paese”, a distanza di qualche anno dal lavoro che lei e il suo team sta svolgendo, quale scenario abbiamo oggi? C’è da essere ottimisti?
 
La prudenza e l’attenzione è sempre d’obbligo, specie quando si discute del diritto alla Salute. Se guardo indietro, agli anni 90, quando muovevamo i primi passi sulla ricerca della Canapa Industriale, pareva un’utopia riproporre la coltivazione su larga scala.
Oggi abbiamo una legge specifica che promuove la coltivazione della canapa industriale (242/2016).

Poco più di 10 anni fa, la Fini-Giovanardi (versione della 309/90) esordiva affermando che “La Cannabis non ha alcun effetto terapeutico perciò è da considerare esclusivamente una droga…” ora è lo Stato che produce la Cannabis terapeutica.

Ciò significa che il tempo fa giustizia e le cose vere e inconfutabili non possono essere nascoste, vietate o negate.

Io credo che la velocità con cui la situazione cambierà, in tema di uso medico della Cannabis, aumenterà ulteriormente, però è bene vigilare e segnalare le anomalie come ad esempio l’ultima più drammatica è quella riguardante l’esagerata sottovalutazione dell’esigenza nazionale di Cannabis medicinale. Per fortuna c’è sempre qualcuno che conserva un certo grado di sensibilità e determinazione per portare avanti iniziative volte a correggere gli errori degli altri.
 
 
Da quanti anni si occupa di Cannabis Terapeutica? E quali sono le evidenze più importanti di cui oggi il mondo medico – scientifico può avvalersi?
 
Il nostro centro di ricerca ha ripreso a studiare la canapa nel 1994 ed io sono stato coinvolto sin da allora. Per l’allargamento allo studio della Cannabis medica ho dovuto attendere di trasferirmi a Rovigo e qui, per poter continuare a portare avanti i miei studi ho dovuto attivare una specifica ricerca per l’ambito medico nel 2003, quando era da poco stata fondata l’Associazione Cannabis Terapeutica (ACT) che fu la prima a finanziarmi uno studio per selezionare le prime varietà ad elevato contenuto di cannabidiolo (CBD).
 
Con il Dottor Andrea Pelliccia, epilettologo infantile dell’Ospedale S. Andrea di Roma, anticipammo le applicazioni attuali del CBD nelle epilessie infantili farmaco resistenti. Infatti presentammo nel 2004 un lavoro al Congresso di Leiden su questo argomento.
 
Sfortunatamente Andrea è scomparso prematuramente e così questo filone di ricerca si interruppe, ma fortunatamente mi diede l’opportunità di ottenere le indispensabili autorizzazioni ministeriale, senza le quali non avrei potuto continuare a studiare questa pianta.
 
 
In Italia, analizzando le singole Regioni, riscontriamo una situazione a “macchia di leopardo” circa l’accesso che i pazienti possono avere rispetto alla Cannabis, come si potrebbe rendere il quadro più omogeneo?
 
Una delle cose più sbagliate che la Lega ha fatto, è stata quella del federalismo in ambito della Salute. Minare la Costituzione e causare una disparità di trattamento tra cittadini ammalati è stato ingiusto e dannoso.

Ora è in discussione un nuovo provvedimento di legge proposto dall’On. Miotto, ma c’è il fondato rischio che venga approvato al Senato prima che si vada nuovamente al voto. In questo provvedimento si dovrebbero omogeneizzare il trattamento a base di cannabinoidi per tutti i cittadini.
 
 
Parlando dell'iniziativa dell’onorevole Margherita Miotto il Governo è intenzionato a licenziare una Legge che ha tra gli obiettivi quello di rendere più omogeneo l’accesso al prodotto. Il dispositivo legislativo prevede anche la formazione di operatori sanitari e il “consolidamento delle conoscenze scientifiche”, cosa ne pensa?
 
Non c’è dubbio che sarebbe un provvedimento giusto e necessario. Il pericolo più concreto proviene proprio dal partito che ha la competenza del dicastero della Salute, il quale ha una delle posizioni più conservatrici e impermeabile a certi provvedimenti ed iniziative.
 
Con la facile scusa che le risorse sono sempre meno, si evitano attività fondamentali, come quella di promuovere la ricerca e sviluppo per l’argomento Cannabis.
 
Non lasciando l’iniziativa anche nelle mani delle aziende private, nessuno investe in questo fondamentale settore e si prosegue a tentoni senza un ben che minimo programma di sviluppo futuro.
 
L’informazione e l’aggiornamento degli operatori coinvolti è essenziale, soprattutto per la classe medica. Le iniziative di alcune Università, che stanno riscuotendo molto successo, come l’organizzazione di corsi post universitari, potrebbe rilanciare le attività fondamentale di questa istituzione, per rimediare alla sfortunata disattenzione che ha riservato a questa materia, negli ultimi 50 anni.
 
 
In occasione del Medical Cannabis Mediterranean Conference che si è tenuto a Bari lo scorso 14 Settembre è emersa la volontà da parte di Regione Puglia di voler supportare la produzione di Cannabis Terapeutica del Laboratorio Militare di Firenze. Cosa ne pensa del coinvolgimento di Regioni ed Enti nella produzione della cosiddetta “Cannabis di Stato”? Può rappresentare una soluzione interessante?
 
A mio avviso sarebbe lo stesso errore fatto per il federalismo sanitario regionale. Servono iniziative concordate omogenee nel Paese e portate avanti con coerenza e rispetto delle basilari regole. Ad esempio, prevedere che la produzione sia nelle mani di una società senza fini di lucro non offre garanzie di poter accompagnare la produzione con attività di ricerca e sviluppo che notoriamente richiedono importanti e continuative risorse.
 
Senza un normale stimolo a crescere e sviluppare un settore così importante, si rischia di fare le cose con un livello insufficiente affidabilità e sicurezza per i malati. Per quelle che sono state le mie esperienze, le iniziative volontaristiche, hanno spesso dato risultati scadenti o altalenanti, mentre in questo campo serve costanza ed impegno ai massimi livelli.
 
 
Sul web si fa un gran parlare di CBD, gli utenti si mostrano molto interessati all’argomento postando spesso domande di varia natura, negli Stati Uniti ad esempio è usato da molti sportivi, nello specifico del quadro italiano, alle persone che vogliono avvicinarsi al mondo del CBD, cosa possiamo dire? Ci sono dei “falsi miti” da sfatare?
 
Sfortunatamente non abbiamo ancora casistiche ufficiali e dati sperimentali che confermino le innumerevoli potenzialità salutistiche del CBD. Io sono convinto che presto emergeranno dati certi che attesteranno l’utilità ed anzi la necessità di assumere questa sostanza.
 
L’ambito di impiego più rilevante sarebbe quello di rallentare l’invecchiamento del nostro sistema nervoso ed in particolare del cervello, assieme alla prevenzione del cancro. Affermare questo però, fa infuriare i medici più ligi a seguire esclusivamente le evidenze scientifiche pubblicate enne volte su riviste internazionali accreditate.

Allora mi limito ad auspicare un più ampio impiego per alleviare i problemi dello stress e dell’insonnia. Un mio famigliare, sofferente da tempo di questo disturbo, con 9 gocce di estratto al CBD, ha risolto definitivamente il problema dell’insonnia, dopo aver provato una estesa lista di farmaci convenzionali che gli avevano procurato più che altro fastidi e disagi, senza indurre un sonno accettabile.
 
Ovviamente il CBD, a dosi che esplicano attività farmacologiche evidenti, deve essere preparato in GMP e distribuito come altre preparazioni farmaceutiche. Il prodotto fatto nel sottoscala, al massimo deve essere usato per proteggere le piante dalle scottature o per lucidare i mobili.
 
 
Come vede il futuro della Cannabis Terapeutica in Italia?
 
Con un pò di presunzione credo di poter dire che la Cannabis medica italiana abbia assunto un ruolo di un certo rispetto. Alcuni ricercatori italiani, frustrati dalla mancanza quasi totale di attenzione per la ricerca su questo tema, sono dovuti emigrare all’estero: l’ultimo è uno dei massimi ricercatori nel campo degli endocannabinoidi, che è dovuto andare in Canada per sviluppare le sue attività, ricevendo 10 milioni di dollari.
 
Io spero che questo cambi e dato che sono convinto che la Cannabis abbia innumerevoli potenzialità e ampia efficacia, le prove che si stanno ottenendo consentiranno di fare avanzare speditamente e con sicurezza, le ricerche in campo medico.
 
Quando una sostanza ad uso farmacologico, ha una bassissima tossicità, tale per cui, nessuno soccombe a dosi elevate, si potrà studiare e applicare con la massima sicurezza e se ci saranno adeguate risorse disponibili, la velocità con cui si progredirà sarà notevole. Abbiamo nelle nostre mani e nel nostro Paese notevoli possibilità, potenzialità, molti ce le invidiano e ce le rapinano, ma con un po’ di lungimiranza e fiducia, si spera che il nostro Paese continuerà a primeggiare come faceva già ai primi del 900 quando eravamo leader per la canapa industriale.