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Come contrastare l’ansia da marijuana

Ansia, paranoia, “prendersi male”. Lo stato di ansia indotto dal THC è poco comune ma, al contempo, molto conosciuto. Il cannabidiolo (CBD) è il principio attivo che è in grado di far scomparire la cosiddetta “ansia da marijuana”.

Alcuni la chiamano ansia, altri “paranoia”. Si tratta della sensazione spiacevole - sia a livello fisico che mentale - che certe persone avvertono dopo avere assunto marijuana. Se, da un parte, la cannabis viene utilizzata proprio per gestire gli stati d’ansia e agitazione, la stessa cannabis può provocare in alcuni un incremento dell’ansia percepita. Perché, quindi, la cannabis può scatenare l’ansia ma, allo stesso tempo, può ridurla? 

Si tratta di una domanda che deve premettere alcune conoscenze di base. Innanzitutto per cannabis capace di provocare uno stato d’ansia ci si riferisce a quelle infiorescenze che hanno un contenuto di Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) superiore ai limiti previsti dalla legge italiana. Il riferimento è alla cannabis per il cosiddetto uso ricreativo, che in Italia è ancora vietato. Le testimonianze aneddotiche su uno stato d’ansia indotto dal più classico degli “spinelli” hanno fatto sì che espressioni come “ansia da marijuana” o “paranoia provocata da una canna” entrassero nel linguaggio comune. Ma, per l’appunto, la sostanza che può causare queste manifestazioni è il THC, il principio attivo psicotropo che si può trovare in alcune piante. 

I meccanismi per cui avvengono questi stati d’ansia è ancora poco chiaro ma la comunità scientifica sta cercando di metterne in luce i meccanismi. 

Per fare ciò, però, è bene considerare come gli effetti della sostanza possano variare in maniera enorme da persona a persona. La salute complessiva di un individuo è data da un insieme di fattori. Se, come da definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute è “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”; è necessario sempre considerare la propria condizione di salute (sia fisica che ambientale) prima di concedersi l’assunzione di cannabis contenente THC nelle nazioni e nei luoghi in cui questo consumo è consentito dalle norme di legge. 

Per alcuni, infatti, uno stato d’ansia successivo all’assunzione di marjiuana può rappresentare un fenomeno del tutto isolato, frutto di una particolare (e momentanea) situazione. In altre parole, se una persona si ritrova in un periodo di intenso stress emotivo, può accadere che un impiego ricreativo della cannabis possa scatenare uno stato d’ansia passeggero.
Per altri individui, invece, l’ansia causata dalla cannabis è ricorrente e si manifesta con regolarità. In questi casi il consiglio è quello di rinunciare al consumo di cannabis contenente Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e, quindi, a scopo ricreativo. 

Per tutti gli altri casi, invece, il possibile “rimedio” a uno stato d’ansia indotto dalla cannabis è insito nella cannabis stessa ed è il suo secondo principio attivo più noto: il cannabidiolo (CBD).

 

Le proprietà anti-psicotrope del cannabidiolo (CBD)

È da tempo che la ricerca scientifica ha evidenziato come il cannabidiolo (CBD) abbia una concreta azione di contrasto nei confronti degli effetti psicotropi indotti dal THC.

A settembre 2019 i ricercatori della Western University hanno dimostrato per la prima volta i meccanismi molecolari in azione che portano il cannabidiolo (CBD) per bloccare gli effetti collaterali psicotropi causati dal tetraidrocannabinolo (THC), la principale sostanza chimica psicoattiva della cannabis. In precedenza era già stato dimostrato che ceppi di cannabis con alti livelli di THC e bassi livelli di CBD possono causare un aumento degli effetti ansiogeni, ma il motivo per cui ciò avveniva non era stato pienamente compreso.

Steven Laviolette, coordinatore dello studio pubblicato sull’autorevole Journal of Neuroscience, e il suo team di ricerca hanno usato alcuni topi per investigare il ruolo di una molecola nell'ippocampo cerebrale chiamata chinasi regolata a segnale extracellulare (ERK) che innesca gli effetti neuropsichiatrici del THC. La ricerca ha dimostrato che gli animali a cui è stato somministrato THC avevano livelli più elevati di ERK attivato, mostravano comportamenti più ansiosi e, nel corso di successivi esperimenti, erano più sensibili all'apprendimento basato sulla paura.

I topi a cui sono stati dati sia il CBD che il THC hanno agito come i topi del gruppo di controllo: avevano livelli normali di ERK attivato, meno comportamenti ansiosi, ed erano meno sensibili all'apprendimento basato sulla paura. Sulla base di questi risultati, il team di ricerca ha concluso che il CBD sia in grado di annullare la capacità del THC di stimolare eccessivamente la via ERK nell'ippocampo e quindi di prevenire i suoi effetti collaterali negativi. Un altro risultato interessante proposto dai ricercatori è che il solo CBD non ha avuto alcun effetto sul percorso ERK. In sostanza: il solo CBD non provoca alcun effetto collaterale ansiogeno.

Steven Laviolette, coordinatore del team di ricerca, ha affermato che "i nostri risultati hanno importanti implicazioni per la prescrizione di cannabis e il suo uso a lungo termine. Per esempio, per gli individui più inclini agli effetti collaterali legati alla cannabis, è fondamentale limitare l'uso a ceppi ad alto contenuto di CBD e basso contenuto di THC. Ancora più importante, questa scoperta apre una nuova frontiera per sviluppare formulazioni di THC più efficaci e sicure".



La qualità della cannabis e l’ansia

L’ansia o la paranoia provocate dalla cannabis riguardano solo quel tipo di infiorescenze ad alto contenuto di THC, illegali in Italia. Tuttavia il tema ha aperto - di nuovo - la discussione sulla qualità della cannabis che viene consumata per vari scopi. Non si parla dei medicinali o delle preparazioni a base di THC, la cannabis terapeutica, che sono regolamentate nella qualità e nelle quantità de ferrei protocolli, parte della farmacopea di ogni nazione che ne permette la somministrazione.

Si parla di quella cannabis di cui è impossibile conoscere la percentuale di principi attivi presenti. Un tema del genere riporta alla ribalta la necessità di arrivare al più presto a una regolamentazione chiara e definita, anche per quanto riguarda la cannabis con contenuto di THC superiore ai limiti di legge. Per quanto riguarda la cannabis ad alto contenuto di cannabidiolo (CBD), le cose cambiano notevolmente.

Ciò che va fatto è rivolgersi sempre ed esclusivamente a produttori certificati, che mettono in commercio cannabis ricavata dai ceppi autorizzati dalla legge e che, nei propri prodotti, rechino con esattezza e precisione la quantità di principi attivi presenti. Solo in questo modo, con un uso responsabile e consapevole, il consumo di cannabis apporta i suoi benefici e si evita qualsiasi ansia o paranoia. 

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